E veniamo alle cose serie: da buona “litofaga” ( = mangio anche i sassi) per sentirmi a casa devo mangiare tanto, spesso e bene. Barcellona ha 2 vantaggi: menù completi a 10 euro e ristoranti etnici “veri”. Ha anche 2 svantaggi: è turistica e la pasta si mangia scotta. La cucina catalana è buona e semplice, ma gli italiani tendono a chiedersi “tutto qua?”. Qualcuno apprezza gli chef più all’avanguardia; io sono per il bo i barat, buono ed economico. All’abbondante ho rinunciato, questi stanno KO alla quinta forchettata.
Ecco la mia Barcellona gastronomica.
10) Les quinze nits: lo metto per affetto e per il “Catulayan”, sgrammaticato omaggio alla Catalogna nella carta dei dolci. È il primo a cui approdi da turista, si fa prima a impararne il nome che a superare la fila, che in agosto invade mezza Plaça Reial. I suoi vantaggi ce li ha: fate bella figura a prezzi non esagerati (20 euro se vi contenete col vino).Non chiedete l’insalata con rucola a meno che non vogliate brucarla dal piatto.
09) Pollo Rico: adoro. Tamarro come pochi. Sotto è un girarrosto, ma sopra trovate un burbero cameriere catalano e un simpatico pakistano non proprio gay-friendly (ma si limita a borbottare tra sé). Ovvio che il pollo è buono. Anche le tortillas. La mia sfida personale è farmi portare pa amb tomàquet (il fratello scemo della bruschetta) e maionese: 9 su 10 devo chiederli 3 volte.
08) City Gate: cucina indo-pakistana tra Rambla e mare. Raccomandato dal mio assaggiatore pakistano, con tanto di complimenti allo chef (in urdu). “Lo vuoi piccante, il tuo piatto?”, chiedono. Rispondete di sì solo se sapete il fatto vostro. Se poi andate a fuoco buttatevi sul riso pilaf: semplice e geniale.
07) Ca la Nuri: alto livello. Ristorante di pesce a Vila Olímpica, sulla spiaggia. Grande arròs negre (una paella al nero di seppia) ma anche la fideuà (paella di capellini spezzati) è notevole. Si spende abbastanza, sui 30 se va bene, ma le razioni meritano.
06) La Xaica: a 2 minuti dal Triangle. Ci porto sempre gli ospiti: né sozzo né chic, col giusto mix di clienti catalani e turisti. Potete anche sfiziarvi con la paella, anche se la fideuà per gli italiani è a rischio. C’è un menù più economico sui 10 euro e un altro sui 15, fate vobis. Anche il menù di tapas non è male.
05) Teranga: ristorante senegalese nel Born. Molto figo, sempre affollato. Cuoche senegalesi, formula semplice: scegli un piatto, una guarnizione (cous cous o riso) e una salsa. Adoro la yassa di pollo, ma c’è anche l’opzione vegetariana, yuca e spinaci. I succhi di zenzero e ibiscus sono carucci (4 euro cc.) ma buoni, il primo è pure un po’ piccante.
04) Romesco: capitano, mio capitano. Vicino alla Rambla, traversa di c. Sant Pau. Spartano è un eufemismo. Gli olandesi amano il tonno alla piastra, io ordino sempre melanzane alla romana (‘ndurate e fritte). La combinazione con frijoles, piatto pseudocubano che include anche una banana, causa allucinazioni, visioni mistiche e acquisto di test di gravidanza. Ma non è partenogenesi, è ‘o stommaco.
03) Ristorante cinese in c. Nàpols: ad Arc de Triomf le faide cinesi si giocano anche sulla cucina di 2-3 ristoranti, che generano dispute e rompono amicizie (“Se i miei amici sapesseLo che sono qui…”, confessava un’informatrice). Io ho già preso posizione, mi trovate in questa sala da film splatter con bacchette a profusione e due grandi certezze: noodles con verdure e pasta di riso. Il resto è leggenda. Anche se i ravioli alla piastra…
02) Lixus: non c’è storia. Sulla c. Hospital, 20 cm da Rambla Raval, sarebbe un normale bar marocchino se il venerdì non ci fosse il cous cous. Spettacolo. Per 6 euro scegliete tra pollo e carne, e verdure o ceci e cipolle caramellate. Una dritta: chiedete anche il leban, che potete usare come salsina o sorseggiare come uno yogurt. Se vi resta un po’ di spazio buttatevi sul succo fresco di mela e banana a meno di 2 euro.
01) Sports Bar: non servono parole. Andate a vederci la partita del Napoli (meglio se in netto anticipo) e sentitevi a casa tra pizze originali (pure fritte), parigine, gattò travestito da tarta de queso e saltimbocca. O scegliete primo e secondo, buoni e italianissimi. Tra le urla in napoletano dei camerieri godetevi anche la situazione guareschiana dello Spritz Bar di fronte. Se battiamo la Juve 3 a 0, “ce mannammo 3 sfugliate”.

NB: Il mio terrazzo è fuori classifica, perché non sum digna. Ma almeno è gratis!

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