Il basilico si è salvato. Una settimana senza innaffiarlo ed è esattamente come prima che partissi: giallo e malaticcio.
La menta, invece, l’ho trovata rovesciata, le foglie avvizzite e il piattino trascinato via dalla pioggia che mi ha accolto a Barcellona, ieri pomeriggio. Ma è una pianta ‘nzista, un po’ d’acqua ed è tornata come nuova.
Perfetta per il mojito, dice Mila.
È una parola, con questa bufera. Se il balcone è inagibile lo è anche casa mia, 35 m² con 2 camere da letto (oddio, una è il ripostiglio). Non ci stanno, in salotto, tutti quelli che vorrei invitare.
Ma ho caffè e cibarie per un reggimento e mi serviranno alleati.
A due ore dal volo mia madre ancora spariva dalla stanza, per tornare poco dopo con qualcosa da mangiare.
Pure la menesta nera, le foglie scelte da lei, da nonna e dalla badante di nonna, che intanto chiedeva perché andassi a Barcellona se la sua gente veniva in Italia a lavorare. In effetti me lo chiedono anche i barcellonesi emigrati in America, ma, parafrasando Bellavista, si è sempre immigrati di qualcuno che non capisce che ci fai al paese suo.
In questo momento è una bella domanda anche per me. Il documento spagnolo non lo trovo. Non so se al collocamento mi accetteranno senza. E se l’articolo sugli anarcoitalianos sia arrivato all’ufficio in cui dovrei rinnovarlo.
Non è arrivato all’anziano che mi ha sfiorata in Plaça Universitat, salutandomi col borsellino sospeso a mezz’aria. Non capirò mai se non mi aveva notata o cercava di abbordarmi per due spiccioli. In entrambi i casi, non ci vede bene.
D’altronde c’è grossa crisi: un’altra anziana sbirciava con noncuranza il cestino fuori alla metro, ma ci avrebbe tuffato volentieri il braccio per raccogliere gli avanzi dei turisti. Che si fanno un giro sulla Rambla e pensano che Barcellona sia quella. Chissà se tra loro c’è già la signora che, mentre l’aereo atterrava, diceva: “Tutta palude, qua! Che ci saranno, le risaie?”.
Be’, la risaia sarebbe una soluzione per i gggiovani imbarcatisi con me, rigorosamente divisi in Erasmus, cervelli in fuga e turisti del dopo Pasqua. Un abbraccio in sosta vietata ai parenti, fuori Capodichino, e via a Barcellona, con valigie cariche quanto la mia.
Mio fratello su facebook mi segnala che, secondo la Cancellieri, i giovani italiani vogliono il posto fisso vicino a mamma e papà. Io lo vorrei vicino al fruttivendolo di Forcella.
Non quello al centro, con la frutta affumicata dai motorini controsenso. Quello poco dopo la pizzeria da Michele. Il giorno prima di partire mi sporgevo preoccupata, non lo vedevo. E invece è sempre lì.
In questi 4 anni, mentre io perdevo aerei, affittavo case, cambiavo valigie e amici, lui si alzava ogni giorno alle 6 e “metteva mano”, coi suoi splendidi pomodorini Pachino.
Qua i pomodori sono un po’ arancioni, col pecorino meglio buttarla a carbonara. Ma non so se agli ospiti reggerà lo stomaco. E non so manco se con certi ospiti reggerà il mio.
Ma se perfino il basilico, giallognolo e buono, resiste al vento catalano, vuoi vedere che io.