Uno slogan anni ’70 diceva: “Più polvere in casa, meno polvere nel cervello”. Per questo mi so’ fatta femminista, perché con la polvere in casa getto letteralmente la spugna. Specie se la casa è mia e contraddice il principio della fisica per cui non si può generare materia dal nulla: ma se quando faccio le pulizie di primavera mi ritrovo “nippoli” in posti impensabili! Oddio, lì avrebbero senso, o ne avrebbero di più che nell’acqua appena versata nel bicchiere pulito.
Ma il bello della disoccupazione è “dedicare più tempo alla casa”, e non me lo voglio perdere. D’altronde, se voglio tirar tutto a lucido è unicamente per sani principi igienici: se non trovo il documento d’identità spagnolo mi sogno il sussidio di disoccupazione, di per sé già improbabile.
Fortuna che intanto ho trovato la soluzione alla crisi: sotto al mio letto è accumulato in centesimi l’equivalente del debito pubblico nazionale. Cerco di ricordarmi quando mi sia esploso il portafogli (è sempre così pieno…) quando riesco a schivare per la prima volta lo spigolo della finestra. Di solito il legno marcio mi si conficca sempre nella schiena, ma non oggi.
Allora c’è speranza! Posso perfino trovare una destinazione ai panni più imbarazzanti nel pericolante guardaroba IKEA: i casi disperati li uso per la polvere, per gli altri confido nell’eventuale contagiosità del daltonismo. No, eh?
I gioielli, almeno. Quelli che tengo perché sono regali, senza confessarmi che non si possono vedere. Li metto in una borsa tarlata, tutti tranne la parure indiana originale del mio ex, tre strati di brillanti e laccio d’oro, che destino all’uscita in pizzeria di domani: ci guarderò il Napoli tra eleganti caballeros in tuta azzurra (“’o Cava’, ma ‘o rigore era troppo facile, int’ ‘a scassata ‘e nonneta?”).
Il documento non salta fuori. Contemplo le foreste amazzoniche reincarnate sotto forma di kleenex nel comodino di Mary Poppins, e scopro cucchiaini (sempre IKEA) ancora attaccati alla bustina del tè.
Come ho fatto ad accumulare tanto schifo in soli 5 mesi di lavoro? Mah. In compenso ho ritrovato tutte le penne della mia vita. Per festeggiare batto la testa contro il legno marcio di cui sopra.
Ma il colpo di grazia me lo dà la porta sul balcone, mentre scopro che gli gnocchi “catalani” che ho versato per premiarmi sono in realtà Garofalo e cuociono in 2 minuti. Mentre mi precipito a racimolare un po’ di rosmarino per fingere di avere una salsa, zac!, la maniglia mi stampa sul fianco il solito livido viola, che in spiaggia fa sembrare la mia vita mooolto più interessante di quanto non sia.
Già è tanto che mangio, oggi: nella confusione ho menato l’accendigas nel lavandino, e non c’è verso di farlo resuscitare. Lo butto tra i cumuli d’immondizia recuperati stamattina. Ma come si ricicla, un vecchio accendigas viola? Lo metterò tra i panni per daltonici, la ruggine fa pendant con la camicia arancione fluo.