(* Il titolo è rubato a Manuel Vicent)

A poco a poco si sposano quelli che “se avessi voluto saresti stata tu”. Ma io non ero pronta per loro. Per loro fortuna, intendo.

Però, siccome almeno loro sono fuori dal tunnel dell’anima gemella, li nomino mascotte ufficiali di quest’articoletto.

E dopo di me che parlo d’amore aspettatevi qualsiasi cosa. Non so, che un comico vinca le elezioni, o che uno chançonnier diventi Presidente del Consiglio.

D’altronde la vostra professoressa di Storia e Filosofia era davvero competente? La mia era laureata in Francese.
Quindi non rompete e sorbitevi la mia Lezioncella d’Amore.

Innanzitutto, dipende: di cosa stiamo parlando?

C’è chi si strugge appresso ad amori impossibili, per poi rinnegarli quando diventano umani, troppo umani.

C’è chi dice che il vero amore esiste solo in una coppia consolidata, quando due persone si conoscono e si “provano” come un divano IKEA, comprandosi a rate. Sono gli stessi che ti chiamano in lacrime dopo essersi lasciati con una quindicenne che vive in Canada, e fa la prostituta quando non spaccia.
Le loro argomentazioni si confutano con un postulato filosofico di facile comprensione:

vaffanculo.

Poi c’è quello che amore non è, tutte quelle fasi e sfumature che con un termine tecnico possiamo definire merda.

(si prega di dire “olé” a ogni sintomo, che oggi siamo pure in tema):

– I due baci dati in pubblico un’ora dopo essersi rotolati tra le lenzuola. “Quanto tempo…!”.
– Le telefonate a cui rispondono “sto con un’amica”.
– Un timido tentativo di sondare il tuo parere su qualche amico loro, “per una storia seria, dico”.
– Le lunghe sparizioni che giustifichi con “è impegnato, poverino, diamogli tempo per abituarsi alla mia presenza”.
– E le ex che aleggiano come fantasmi troppo frivoli o troppo cinici o troppo menefreghisti. Tu sei diversa, ma voglio andarci coi piedi di piombo.

Ti credo che pur di scongiurare sta roba sei disposta a finire con un solo coglione, che almeno sia uno e che non ti chieda scusa se ti sfiora per sbaglio in pubblico.

D’altronde, se stai con qualcuno “perché ti manca qualcosa”, andiamo proprio bene. Con questa spada di Damocle della paura di restar sola, come speri d’innamorarti davvero, di metterti in gioco senza paura che finisca?

Io l’amore l’ho sempre paragonato a una gravidanza, per la gioia dei miei ex. E ricordo quello che diceva Fromm sulla mamma perfetta. È una che non prende energia dai figli, ma ha tante di quelle energie che le avanzano, e le può donare agli altri.

In questo momento le energie non mi avanzano, le dedico tutte a me.

Tutto liscio se non fosse che mi sa che fino a 90 anni mi tocca innamorarmi ogni tanto.

E stiamo migliorando. Ho capito che c’è una proporzionalità diretta tra il mio stato psicofisico e il livello di follia dei tizi che mi piacciono. Man mano che mi avvio verso la tranquillità, migliorano decisamente. L’ultimo era solo troppo fidanzato e troppo nordico per farlo sapere in giro.

Certo, ora come ora faccio fatica a concepire un amore che migliori la vita, invece che peggiorarla o lasciarla pressocché invariata. Forse perché, lo diceva John Locke?, non possiamo immaginare cose che non abbiamo sperimentato. Dopo infiniti anni ho raggiunto almeno la fase in cui l’amore è una febbre che ti prende all’improvviso, e ti curi o con una lunga convalescenza o stando con quello che te l’ha provocata.
Non ridete, che c’è chi sta peggio.

Vedi la crisi di panico di Saffo:

A me pare uguale agli dèi
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente. Subito a me
il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
si perde nella lingua inerte.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue nelle orecchie.
E tutta in sudore e tremante
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente.

E che è! La camomilla, allora, non tanto si usava?

Ma ho buone notizie. Delle amiche con cui me la giocavo, a storie strane, improvvisamente hanno incontrato uno. Tranquillo, sereno. Senza problemi sessuali, anzi. Di quelli che in altri tempi avresti trovato noiosi perché non hanno mai tentato il suicidio o contemplato l’omosessualità.

Di quelli che fanno regali, ricordano i compleanni, cucinano per te.

Come fu come non fu, vi giuro che per loro è cambiato tutto. Agli ex problematici pensano con un sorrisetto di compassione, che sembra il “prima” e “dopo” della pubblicità del Topexan, o addirittura il Dixan: “signora, io le do questi due campioni di genio e sregolatezza in cambio del suo che se dice che viene alle 8 squilla alle 7.59”. Si tengono lo squillo. Senza per forza rinunciare al genio. La sregolatezza, invece, si ricicla nell’umido.

I fusti(ni) scartati continuano a girare per il mondo e passare da “una specie di nuova fidanzatina” a un’altra, a registrare album che nessuno capisce e iniziare libri che poi non finiscono.

Qualche rimpianto? 5 minuti, forse. L’importante è che ciascuno trovi la sua strada, e che imparino che d’incrociarla con qualcuno puoi benissimo farne a meno. Solo così prima o poi potresti incrociarla con uno buono.

Più poi che prima, per piacere.

(per prendervi l’anima)

PS: Ovvio che parlo dell’unica esperienza che ho vissuto, quella di femmina etero. Ma non mi meraviglierebbe se qualche uomo s’identificasse. Più che altro non glielo auguro!

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