Avete mai fatto naufragio? Io sì.

Si fa sempre naufragio, giurava Albertazzi una sera al Mercadante, in sottana e scarpe da ginnastica. Ma l’imperatore Adriano aveva un bellissimo Antinoo da rimpiangere, il mio scoglio invece è stato un’idea.

Un’idea che ha travolto anche la persona che me l’ha ispirata, colpevole solo di non condividerla.

Ma i sentimenti non sono una colpa, l’amore non lo è, e nemmeno la sua assenza.

E contro questa assenza io ho fatto naufragio.

E dopo tanto tempo, tanta pazienza, tanto lavoro, accettarlo è ancora l’ultimo scoglio.

Lo dice anche il mio migliore amico, in una sintesi proverbiale: quello è il mostro dell’ultimo quadro.

Quello di Mario Bros, che sputava fiamme. Io preferivo Luigi, il verde mi piaceva.

Comunque ho superato un sacco di livelli. Uno ve lo devo riassumere, perché ripensandoci a distanza di mesi è una delle cose più divertenti che mi siano capitate qua.

Serata in pizzeria, c’è anche uno che non so bene se è solo timido o proprio non ne vuole sapere. Il dubbio rimane finché una sua amica non gli fa una foto finto-osé e lui scherza:

– Mi raccomando, non mandarla alla mia ragazza!

Scusa?

Sorry?

Perdona?

Prendo la fotografa da parte e le faccio un terzo grado. Ebbene sì, ho capito bene. È stata la distanza a tenermela nascosta, la distanza, il nordico pudore e la mia paura di chiedere.

Prima reazione: telefono a un’amica.

– Stavo andando a letto!

Seconda: non voglio stare qui.

– Ehm, chicos, un’amica si è appena lasciata col ragazzo, mi aspetta su Skype in lacrime.

(L’amica intanto ringrazia, “Va bene che lo schifi, il mio ragazzo, però…!”).

Il ritorno a casa va bene.

All’altezza della Rambla scherzo ancora per telefono.

Verso Drassanes vedo un po’ sfuocato.

Su Rambla Raval uno mi fa “Ti senti bene?”.

Quando accendo Skype, la mia amica mi trova con la testa fra le mani a emettere versi non proprio umani.

Un minuto dopo, lei sta facendo il suo mestiere, consolandomi con argomentazioni ragionevoli, e io sto prendendo appunti.

“Perché non ti è andata così male: 1) non hai manco preso il due di picche, non ne hai avuto il tempo! ; 2) non saprai mai se ti ha invitata perché ti si filava un minimo o perché non sapeva pronunciare cuoppo ‘e terra; 3) è la cosa più normale che ti sia successa negli ultimi 12 anni”.

E poi ha aggiunto, se superi questa, puoi anche affrontare il mostro dell’ultimo quadro.

Ma vuoi mettere?, sbotto io.

Lo so che non c’è paragone, prosegue, ma gli ingredienti ci sono tutti. Hai reagito subito, chiesto aiuto, frignato che manco a 3 mesi. Stai migliorando assai. Adesso arripigliati che ti aspetta una lunga partita.

Sai che una psicologa si sarebbe presa almeno 50 euro?, sorrido.

Ci vediamo a Natale, conclude lei.

E adesso che mi sono arripigliata, magari l’ultimo quadro mi aspetta davvero.

Siccome l’unico salto alla Super Mario l’ho fatto secoli fa all’acquascivolo in Calabria (in un tubo di plastica bagnata), mi riproietto in quella situazione.

Sono ingrassata, ma il bikini mi va ancora. Specie il pezzo di sopra.

Sto per affrontare il mostro dell’ultimo quadro.

Aspetto il segnale del bagnino.

Non è un uomo, è una frase. E inizia per…

– Via!

No, questo era il bagnino. Inizia per NON.

Chiudo gli occhi.

NON

Precipito.

MI

Sento l’acqua addosso.

AMA

Chiudo la bocca, l’acqua m’invade.

NON MI AMA

Sono acqua, tempo, e paura.

NON MI…

Mi fermo. L’acqua sparisce.

Apro gli occhi.

È sera.

È Barcellona.

L’ombrellone fuori al terrazzo è caduto un’altra volta.

Lo raccolgo e guardo le nuvole sparse, nella luce delle 10 che sparisce subito.

Sono ancora qui.

Non mi ama e io ci sono.

Sono ancora io.

Game Over.

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