(Indice Stugots ***)

Niente, volevo solo dire che oggi è andato tutto bene.

Qua pare che Barcellona dev’essere per forza caotica, o molesta, o malinconica, per essere lei.

E invece sono giornate come questa che me la fanno amare, o quantomeno stimare moltissimo.

I giorni in cui il sole non ha ancora capito che vuole fare, come me che in attesa di scoprirlo lavoro un po’, faccio i compiti di catalano, litigo su facebook e, udite udite, pulisco casa.

Poi esco verso le 18, quando l’astro bastardo ha deciso di uscire e ustionarmi ma è ormai troppo tardi, e a Drassanes scopro un mercatino “di prodotti del Raval”. Saranno progetti finanziati dagli enti locali per promuovere l’artigianato multietnico: bancarelle di borse marocchine, pakistane che ti offrono tatuaggi all’henné… Ma la Catalogna è in ogni dove, nelle bandiere bicolori in ogni stand e nei formaggi che ti offrono a prezzi su cui è meglio non indagare (come è meglio non chiedere se quelle che vedo sono pizze o… coche salate).

Dev’essere giorno di mercatini, ormai, la domenica, perché ce n’è uno anche a Barceloneta: tanti vestiti fricchettoni e una Xurreria ambulante che mi affumica di deliziosa fritanga, l’inconfondibile odore spagnolo di frittura che ti appesta per giorni. Proseguo, che i miei amati Made in Barcelona sono cambiati, ne è rimasto uno solo ed è cambiato un po’ lo stile: più melodia, meno spettacolo e meno pubblico seduto sulle scale ad ascoltarli.

Mi siedo in riva al mare col mio libro, che mi sta appassionando. Finora l’anziana signora estone del 1992 non capisce ancora che ci faccia nel suo giardino una ragazza russa vestita da zoccola e sporca di fango, timorosa che passi una macchina nera stile pappone a riprendersela. Vediamo quanto ci mette.

Barceloneta scoppia di gente, ovvio, ma a parte che sotto l’Hotel Vela al tramonto è bellissimo (nonostante l’Hotel Vela), non capisco quelli che vanno a Masnou, o Montgat. Capirei la Costa Brava, Sant Pol de Mar, Calella: anche un’ora di treno mi sembra più sensata di mezza per una spiaggia che fa tanto Villaggio Coppola con l’acqua pulita. A questo punto, non è meglio Poblenou, a portata di metro? Con le sue reti da pallavolo, la gente giovane, la collinetta per nudisti, la rambla elegante e tranquilla lì vicino… E l’acqua che alla fine non è malaccio. Boh, per leggere un libro va bene anche Barceloneta.

Al ritorno passo per il 7 Portes, ristorante übercatalà carissimo, in cui magari mi faccio portare dai miei quando vengono. Sarà la punizione per l’ora d’attesa che già mi piango davanti alla Cervecería catalana, ma mamma ci tiene. Poi, forse, accontenterò papà mettendogli il salmorejo nel microonde, che è come mettere una margherita di Michele calda in frigo.

Entro pure a Santa Maria del Mar. È bellissima, l’unica chiesa che mi piace finora. Oggi alla Casa del Tibet c’era un festival di musica, ma era per il compleanno del Dalai Lama, mi faceva strano partecipare a una ricorrenza così.

Niente di nuovo sotto il sole. C. Ferran puzza di vomito anche se qualche cameriere ha cercato di pulire. Nel tragitto scopro Troika, meganegozio di prodotti russi in c. de la Unió, con in vetrina una sfilza di annunci in russo di cui capisco giusto “Natalia, centro di bellezza”.

Lì vicino due ragazze bussano a un portone senza insegne e dicono serie “Hola, due pizze da portare”, e non saprò mai se è uno scherzo o una pizzeria clandestina.

Più avanti una ragazza in shorts piange e un poliziotto prende appunti. Le faccio un sorriso triste, solidale, sperando che nel suo non ci fosse nessun documento, come successe a me.

A fine strada, in un bar da due soldi esplode una canzone latina, e mezza clientela si mette a cantarla.

Mi resta solo un mercato, quello domenicale per eccellenza.

Compro una quiche alla tenda marocchina su Rambla Raval. Me le mangiavo con gli occhi da ieri, ma andavo in palestra e avevo già provveduto al pranzo. Oggi scopro che stanno 2 euro. E il profumo di tè alla menta è sempre eccezionale.

Anche Joaquim Costa profuma di menta. Sarà passato il furgone a rifornire i negozi di frutta.

Ma questi minuti in cui l’odore rimane nell’aria, e ti giri per capire da dove viene, sono la parte più bella.

(i Made in Barcelona che mi piacciono)

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