Tra i personaggi che infestano la mia vita barcellonese c’è il ragazzo del Lindy Hop.

Scrivo “infestano” perché appare e scompare come un fantasma.

Per farvi capire perché mi rimase tanto impresso, il giorno che lo vidi, devo raccontarvi un po’ la notte prima.

Era una notte speciale, per due motivi. Il primo era che mi avevano regalato uno spray antistupro al peperoncino. Un ragazzo dello scambio linguistico che non rividi mai più.

Il secondo fu il messaggio del coinquilino olandese. Mi ero presa una cotta spaventosa per lui, e mi ero un po’, come dire, lost in translation: “Maria, quando l’altra notte ti ho chiesto se ‘ti aspettavi’ qualcosa, da me, intendevo questo”, “Ma expectation in inglese non ha questo significato!”, “Vuoi che prendiamo il vocabolario?”, “Ok, mi fido”. Che gli vuoi insegnare l’inglese a un olandese? Per un po’ avevo cercato un’altra casa, poi mi ero detta vabbuo’, le cose vanno affrontate.

E nel Michael Collins, alle 2 di notte, mentre scherzavo beata con due amici sul mio nuovo regalo, “affrontai” il seguente messaggio: “Maria, non so che stai nell’appartamento [pure sgrammaticato] ma vorrei dirti che non sono solo nell’appartamento”. Brillante eufemismo. Uno dei due amici si offrì di spalancare la porta di camera sua, gridare “Perché mi tradisci con una donna???” e spruzzargli in faccia il famoso spray al peperoncino. Alla fine mi schiaffai io una doppia bustina di tiglio (la camomilla di qua) e mi preparai a una nottatella niente male.

Il giorno dopo ero seduta su una panchina del Parc de la Ciutadella, con due voragini sotto gli occhi e lo zaino: avevo deciso di tornare a dormire nell’hotel in cui avevo passato i miei primi giorni qua, per la serie “ricominciamo daccapo che è meglio”.

Quando improvvisamente lo vidi.

Era nel gazebo vicino alla fontana.

C’era un raduno di appassionati di Lindy Hop, una danza molto diffusa tra i fricchettoni, come dimostra questa canzone.

E lui aveva avuto un’idea geniale: abbinare i boxer con la maglia. Bordeaux, tono su tono. Per un uomo etero, non italiano, non fighetto, ero commossa. I pantaloni a metà fianco risaltavano tutto il movimento d’anca con cui passava da una ballerina a un’altra, premuroso, discreto, ma asciutto, potente.

Era uscito un po’ di sole, e anche se il gazebo, ovviamente, era in penombra, la sua barbetta di qualche giorno per contrasto sembrava ancora più nera. E sorrideva.

E quel movimento di fianchi mi fece decidere. La vita era bella e continuava. E 30 euro per dormire in un vecchio hotel fuori alla stazione erano pure troppi. Tornai a casa, e una volta lì ricordai che non sapevo manco come si chiamasse.

Nonostante il mio stalking (tra ricerche su facebook, lezioni di ballo da un coinquilino riluttante e una visitina al circolo Lindy) non lo seppi mai. Tornai altre volte, ma non c’era, lo vidi solo un giorno che attraversavo il parco di fretta.

Lo rividi nel maggio dell’anno scorso. Nella piazzetta vicino casa mia. Altri tempi, altro quartiere, capelli più corti. Lo riconobbi solo quando ormai era passato. Che gli dicevo? Ciao, scusa, ti ho visto due anni fa, vuoi un caffè?

E poi stavo in fase ottimismo assoluto (vedi questo articolo). L’avrei rivisto ancora.

Infatti.

Giorni dopo, nella stessa piazza, in un’ora diversa.
E poi ore dopo, mentre correvo a lezione di canto e quasi ci andavo a sbattere contro, mentre usciva da un supermercato con due baguettes.
E dopo il corso, sul binario della metro di Gràcia, mentre cercavo la linea 4 e lui andava in tutt’altra direzione.

Coincidenze. Come l’amico che si è scoperto nella stessa foto di un concerto oceanico con un coinquilino che avrebbe conosciuto anni dopo. Come la ragazza incontrata su un treno a Catania e rivista anni dopo a Madrid.

Ma in quel momento sapevo che non c’era due senza tre.

Oggi, meno magicamente, l’ho visto a un raduno Lindy Hop a Barceloneta. Sudatissimo e felice. Il movimento di fianchi era diventato una danza indiavolata, e ormai era troppo fricchettone per i miei gusti neochiatt (neochiattilli, sono una snob dell’ultim’ora).

Ma era lui.

E in quel momento penso: quasi quasi, se mi invitasse…

– Ciao, bella! – mi saluta il vecchio alto che balla al suo fianco. Mi guardo. La tartarughina argentata sulla borsa Carpisa? Il fatto che sia praticamente l’unica truccata? Da cosa l’ha capito, che sono italiana?

La canzone finisce, il mio eroe si congeda dalla ballerina, poi si gira e…

E il vecchio m’invita a ballare.

Manco il tempo di sfuggire alla sua presa, che il ragazzo del Lindy Hop ha già invitato un’altra.

Ma al prossimo raduno vado, voglio vedere se prima della fine del mondo (che come saprete è imminente) riusciamo a dirci almeno hola.

(Lindy nel Parc de la Ciutadella. Odio i pantaloni sotto i vestiti, ma a Barcellona siamo in poche)

(un’altra che cercava di rimorchiare durante il Lindy)