E così se ne vanno tutti.

Pure da qua. Barcellona non è più la Terra Promessa di Zapatero, quella che un lavoro lo trovi sempre, che sole mare e fiesta.

Adesso è anche crisi, gente che rovista nella spazzatura, licenziamenti improvvisi e collettivi e riassunzioni per due soldi, che per qualcuno è meglio prendere il sussidio di disoccupazione e non fare niente. Anche se è una miseria, anche se la coinquilina olandese ti guarda e si chiede “come fai a vivere da parassita”.

Altrimenti te ne vai.

E la cosa strana degli addii di qua è che veramente è l’ultima volta che vi vedete. Oddio, non si sa mai, vi potete sempre incontrare nello stesso angolo di mondo. Questa è gente che viaggia, che cambia spesso paese. Magari approfitti per un viaggio con alloggio assicurato.

Ma se dici addio al tuo ex o litighi con un’amica al paese, 9 su 10 dovrai incontrarli per strada, e sarà perfino una scocciatura.

Qui ti abbracci, dici “suerte”, “good luck” in qualsiasi lingua vi parlaste quando lavoravate o bevevate insieme, e buonanotte.

Lui che se ne va perché sì, perché non sa cos’è meglio ma intanto qualcosa vuole fare. Tu che resti per gli stessi motivi.

E a volte l’addio può essere improvviso e scioccante, come oggi.

Che se ne andasse a breve me l’avevano detto, e ci sono rimasta male ma ho detto vabbe’. Meglio ora che sto bene, che so che al massimo ci si sarebbe visti ogni tanto per una birra e due risate.

Ma oggi aspettando la birra dico “te ne vai”, e risponde “sì, dopodomani”, “pensavo tra un mese”, “no, ho anticipato”. E capisci che è l’ultima volta, e non puoi fare niente di quello che ti chiede lo stomaco in panne.

Solo sorridere e mettere insieme due chiacchiere mentre ti riaccompagna a casa per scherzare un altro po’. Che diamine, dopo tanti mesi un’amica non si saluta in tre secondi davanti alla metro.

E poi abbracciarsi e dire in bocca al lupo, addio adiós adéu.

Fine delle trasmissioni.

(quando ancora si aspettava)

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