Non ci date manco i soldi per un panini, e sbagliate pure a scrivere il ristorante! Il catalano sventola il buono pasto da 4 euro e 70, che per la Vueling compenserebbe 4 ore di ritardo e l’arrivo a Barcellona dopo la mezzanotte.

La hostess di Capodichino sorride alla profusione di coño ( = figa) che le piove addosso, corregge il nome e mormora:

– Sì, però ti devi togliere dal cazzo.

Il catalano ringrazia e se ne va.

Finalmente è il mio turno.

– Senta, potrei riavere indietro la mia valigia e spostare il volo?
– Certo.
– Gratis?
– Gratis.

Eccomi ancora qui. Dopo una settimana che si preannunciava strana ed è rimasta sospesa a mezz’aria, come la bolla di calore che ha contribuito alla mia indolenza.

Volevo annichilirmi davanti a Sky, e l’avevo guardato pochissimo. Temevo di non trovare nessuno, e avevo rivisto gente che manco a immaginarlo. Volevo una pizza come si deve, e avevo girato invano per il centro storico con un malcapitato più affamato di me.

Almeno lo scialatiello ai frutti di mare, l’ultima sera.

Che adesso diventa la quintultima per la gioia di mio padre, ripiombato all’aeroporto coi tappetini dell’auto bagnati. Ho lo zaino ancora ad asciugare.

Perché non sono partita?

Mio fratello è a Parigi e i miei vengono da me a settembre.

Potrei dire per i soldi. Per il rimborso difficile da ottenere (impossibile per il taxi), mentre il volo me lo spostavano gratis.

Oppure per il tempo. 4 ore d’attesa, più 2 di volo, e almeno un’ora tra bagagli, reclamo e taxi.

Ma ero armata di libri e quaderni, e mouilletes, le striscioline di carta per provare i profumi dell’outlet (Escada Sexy Graffiti, annusato a distanza, è il Didò. E costa 62.50. Quanto costava il Didò?). E poi nel mal comune avevo già conosciuto delle argentine, una rumena diretta al matrimonio del fratello, e un napoletano simpatico.

Insomma, non sono rimasta manco per il tempo.

E allora perché?

Perché mi era indifferente.

Perché stasera tra la mia terra d’origine e quella che mi ero scelta non avevo preferenze.

Ed è un male. Ma questi 5 giorni mi diranno quanto m’importa ancora del mio fazzoletto di cielo tra le antenne del Raval.

E poi sono anni che non resto più di una settimana. Mi spaventa l’idea di scoprirmi a contare “quanto manca”, come in un quiz della domenica.

Soprattutto, è la prima volta che non ho più alibi, per le cose lasciate in sospeso.

Adoro le seconde opportunità. Sono il mio nuovo Didò.

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