– Invita quella bionda, balla bene. Magari ti fai insegnare i passi.

L’amico siciliano mi guarda, guarda la bionda in questione, lontana e magrolina nel vestito Desigual, e dice non so. Allora per incoraggiarlo prometto, se vai a invitarla invito qualcuno anch’io.

Già so a chi chiedere, nella Sala Monasterio semivuota che comincia il suo sabato sera.

Ricciolino, maglietta a righe, alto ma non troppo. Troppo poco per la mia amica, troppo bella per non minacciare i precari equilibri dell’autostima maschile.

Ma magari è brasiliano, quelli il forró lo ballano solo tra loro. O almeno così era due anni fa, quando venivo più spesso e li vedevo in prima fila a sfilare perfetti, uno due, uno due, uno due, giro e casché. Sempre le brasiliane, sceglievano. E non avevo il coraggio di invitarli io.

Ma prima che mi dia per vinta, l’impossibile: m’invita lui.

E comincia il momento più difficile.

L’arte di lasciarsi andare.

Perché in genere odio i balli di coppia, in cui fa tutto lei “all’indietro e coi tacchi alti”, tutto tranne che decidere. Lui dà il ritmo, lui la direzione. E lei deve solo lasciarsi andare.

Io so decidere, non so lasciarmi andare.

Ma del forró mi diverte la lentezza, le chiacchiere leggere col ballerino. Così appena abbracciati, appena distrutto e accantonato il concetto di spazio vitale, gli chiedo:

– Di dove sei?
– Brasiliano.

No. Oddio, no.

– No, no, stai calma. Il forró è facile. Due a sinistra, due a destra.

Dicono sempre due a sinistra perché per loro è così. Noi iniziamo da destra, invece. Come la bionda, che ora è andata a invitare, lei, il mio amico. Respiro profondo.

– Tranquilla, tranquilla. È facile. È il battito del cuore.

Rido imbarazzata, gli sento la gamba tra i muscoli delle cosce. E capisco che quella leggera pressione mi guida da sola. Ondeggia a destra, e finisco a destra anch’io, poi una spinta leggera, come a chiedere permesso, e vado all’indietro.

Lasciarsi andare. So condurre. Perché non so lasciarmi andare?

– Il segreto è chiudere gli occhi.

Lo faccio, e divento ritmo. Uno, due, uno, due. Sono buio e musica, e questo petto caldo, la guancia che punge un po’ tra i capelli scesi a nascondermi. Sono lontana dal mondo, sono il mondo.

– Così, Maria, così.

Lasciarsi andare. La cosa più facile, la più difficile.

– Sembravi addormentata – scherza dopo l’amica.

Lei ha ballato con gli altri due brasiliani, che faranno volteggiare anche me. Uno più leggero, l’altro delicato. Nessuno come lui.

– È facile, ragazzi – annuncio entusiasta. -È il battito del cuore.

I due siciliani sghignazzano.

– Il battito del cuore. Mo’ ce lo segniamo.

E continuano a fare gli scemi, adorabili, come con le cose che li imbarazzano.

Io non sono più imbarazzata, fiduciosa mi faccio cercare, trovare, e a occhi chiusi torno a scoprire la difficile arte di essere io, ed essere tutto.

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