La tessera sanitaria catalana. Mi bastava quella, per votare.

Non alle elezioni catalane, eh, che si sono tenute lo stesso giorno delle primarie del PD. Per partecipare a quelle mi sa che devo vantare almeno uno antenato almogavero o, provenendo dalle colonie, un bisavolo nato sulla Rua Catalana di Napoli.

No, scherzi idioti a parte, non sono riuscita neanche a votare alle “nostre” primarie. Per farlo online ti chiedevano un certificato che attestasse che studiassi o lavorassi a Barcellona, e io ormai non faccio nessuna delle due cose, almeno per le istituzioni. Ho inviato l’ultima lettera della mia tutor, per una borsa che non ho vinto a Napoli…

Ma mi sa che era pochetto.

Finché uno degli scrutatori del seggio di Barcellona, la Libreria italiana Le Nuvole, commentando oggi i risultati, mi ha rivelato che bastava quella fetente di tessera, che ho chiesto al centro sanitario locale senza presentare la documentazione italiana. La dottoressa alla reception me l’aveva ceduta pure a malincuore, sostenendo che la Catalogna 1) non era tenuta a pagarmi un’assistenza sanitaria che nel mio caso doveva accollarsi l’Italia; 2) non era tenuta neanche a darmi tutte quelle spiegazioni. Ok, al mio fianco c’era una francese con problemi di contributi al lavoro, che le stava spiegando dove potesse mettersi la Catalogna e tutti gli almogaveri. E poi con la burocrazia, come sempre, sono un disastro.

Mi consolo pensando che il seggio, mi dicono le spie, era ben organizzato, ci volevano ben 4 firme per votare e gli elettori si portavano appresso i loro bimbi cataliani.

E che, per la gioia della sinistra indipendentista, il diabbbolico piano di Artur Mas, Presidente catalano, di cavalcare l’onda indipendentista dell’11 settembre non ha dato i risultati sperati.

Le primarie a Barcellona, invece sì. Almeno per me. Sarà che qui SEL ha un comitato bello forte, e che Vendola stesso, d’altronde, ha partecipato a una tavola rotonda coi Verdi catalani un anno fa. Ma, almeno per una fetta d’italiani a Barcellona, parlano più questi risultati che svariati trattati di sociologia.

Peccato che non facciano testo a livello nazionale, si lamenta un amico. Qualche italiano tornato in patria, tra i miei contatti, è più impegnato a sputtanare Mas: voleva fare il furbo, eh? Tagli alla sanità e all’istruzione, e poi “era colpa di Madrid”. E così altri italiani a Barcellona, che si sono trovati un po’ tra due fuochi.

Il fatto è che ieri è stata una giornata un po’ strana, per me. Durante lo scrutinio ero con un’amica catalana e una andalusa. Eravamo ignare dei risultati, e temevo che Mas avesse stravinto. La catalana mi assicurava di no, che perdere non avrebbe perso, ma quanto al trionfo che si aspettavano pure lui e i suoi potevo star tranquilla, ne aveva guadagnato soprattutto la satira catalana, con cartelli come quello che potete ammirare qui sotto. Lei aveva votato proprio Esquerra republicana, il partito che ha guadagnato più seggi rispetto alle precedenti elezioni, mentre i pringaos, “gli sfigati del Cup-Alternativa d’esquerres”, come li chiamava, sono entrati in parlamento

Una volta a casa ho messo su Rai 3, con la Berlinguer che faceva chiedere a Bersani che avrebbe detto per accattivarsi gli elettori di Vendola, e ho capito l’andazzo, si andava al ballottaggio.

E mentre sentivo il discorso di Renzi di fronte a una folla mai così calorosa, ho pensato che la cosa più clamorosa, per me in quel momento,era che non riuscivo a ricordarmi se stessi a Napoli o a Barcellona.

Saranno contenti i miei, a vedersi paragonata la mia stamberga con la casa in paese.

Ma non ci posso fare niente se, dopo tanto tempo qua, il concetto di stato e di appartenenza diventano una convenzione.

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