Altarino_maradona_modifiedLa notizia della serata è che allo Sports Bar si respira. Anzi, ho anche un minimo di spazio vitale, spalmata contro la vetrinetta delle provole e mozzarelle.

Al di là del bancone, però, la solita fila di clienti, davanti a uno dei tre schermi all’ingresso accesi su Napoli-Juve. Infatti il cameriere bellillo a un certo punto piglia quello davanti al frigo delle birre e gli dice:

Si ‘e ‘a sta ccà, ‘e ‘a fatica’! Damme doje Peroni.

Non per me, però, io prendo solo una Moritz e un saltimbocca a caso (non ricoro manco gli ingredienti) per dimenticare: ahò, tutti i tifosi juventini ce li ho attorno io! Al gol di Chiellini il sacrosanto vafammocca incontra il boato di gioia dei siciliani dietro di me e dei due argentini alla mia sinistra. O meglio, di quello col nome italiano e la cravatta rossa, ribattezzato immediatamente bellicapelli dal cameriere. Di quegli argentini con storie di bastimente che partono, altro che Ryanair. E nonni che fino alla morte hanno parlato solo il loro dialetto.

– Io sono ciociaro, ma tifo Juve. Eh, l’amore è così [ci pensa su un attimo, sforzandosi di ricordare il detto]. Ah, al cuore non si comanda.

Has dado en el blanco – mugugno nel saltimbocca.

L’amico, siciliano-modenese per parte dei nonni (pronunciato in italiano) m’informa che è del Boca e mi offre una birra mentre Cavani uccide Chiellini in diretta. Assiste con notevole aplomb al terremoto al gol di Inler (che, ovviamente, sgarrupa il bar) e nell’intervallo mi chiede di Maradona a Napoli, e gli spiego che già se n’è andato.

– Ma a Napoli vi sta simpatico?

Gli mostro l’icona con sacra effigie, capello e lacrime.

Cacchio, è agente immobiliare. Gli chiedo un favore piccolo piccolo: trovarmi una casa nel Raval a 30.000 euro. Meglio se 20.000. Lui lo pago con una birra.

Non è la cosa più assurda che succeda in quel marasma generale, eh. I vari attentati a Chiellini vengono salutati con salti di gioia. C’è pure S., spesso abbracciata al bellillo. Temevo avrebbe dato nelle solite escandescenze e invece è insolitamente tranquilla, per una partita di rivalsa “nei confronti di questo Nord che ci ha spogliato di tutto”(cito a memoria dall’altra volta, evitandovi il gesto dell’ombrello).
A un certo punto attraversa il locale una signora biondissima con bimbi altrettanto ariani, tutti muniti di frondosi rami di una pianta non meglio identificata.

– Maria per tutti, offre la casa! – grida il ragazzino alla cassa, che stasera non vuole proprio faticare.

Sarà costretto ad arrampicarsi sul generatore dal corto circuito che per cinque lunghissimi minuti, all’inizio del secondo tempo, blocca gli schermi su uno sfuocatissimo fermo immagine di un’azione del Napoli, al grido di:

Nun ve preoccupate, è gol!

Intanto bellicapelli protesta per la scarsità di cori napoletani, facendo girare un tipo in coppola che parla uno strano francese e dichiara:

No, dico io, tu cu’ sta cravatta parle pure?! Damme ‘a cravatta [gliela sfila] e me mecco a canta’.

Quindi, insoddisfatto del nodo, glielo scioglie e lo rifà a modo suo, prima di riconsegnargliela e concludere che nun tene genio ‘e canta’.

– El folklore – commenta bellicapelli, per poi incitare l’amico nel suo migliore italiano: – Mangia!

– Mangia vos!

Tanto il gol non arriva, gli argentini sono sempre più ‘mbriachi e sfottono me tra l’offerta di una birra e quella di una pizza.

La ragazza di Portici alla mia destra mi scambia per l’ennesima sosia in giro per il mondo, che sarà senz’altro contentissima del suo naso. Mentre Britos rovina in campo, l’ennesimo boccale di birra di bellicapelli mi va a finire, nell’ordine, su cappotto, giacca e borsa, per poi schiantarsi a terra senza frantumarsi.

Quando il fischio finale frantuma le fioche speranze causateci dall’ingresso di “Lorenzo”, io mi metto in fila alla cassa e lui scompare. Pensavo addirittura di offrirla io, la birra al mio futuro agente immobiliare, ma il cameriere bellillo è talmente preso dai turchi che mi dico vabbuo’, paga la birra e il saltimbocca iniziali e non finire d’imbriacare la cosa.

Ma i due si sono proprio volatilizzati, sospetto che abbiano fatto un simpa: sono usciti sin pagar.

Pareggio. La rivalsa non c’è stata, e proprio quella non la rimpiango. Mi chiedo a che serva fare il grande Sud ferito che si giochi in campo le frustrazioni che in Parlamento non riesce a far entrare, specie ora che un Parlamento non c’è.

Ma lo so, non è solo questo ad accendere letteralmente il San Paolo, creando nebbia in campo e selve di fischi. È l’energia di resistere due ore in un locale stipati come sardine nella speranza di pestarsi i piedi a vicenda saltando al primo gol.

Pure a 1600 km di distanza, perché mai come in quel bar ti rendi conto di quanto sia l’ultimo dei problemi.

Certo che un argentino che tifa Juve solo io potevo beccarlo.

(promemoria per gli argentini bianconeri)

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