Banksy25 aprile piovoso, buona scusa per restare in casa.

Ho un riflesso condizionato, con la pioggia: una parte di me dice ancora meno male, una ragione valida per non uscire. Anche se uscendo farei cose interessanti. Anche se uscire sarebbe molto meglio che restarsene a rimuginare in 35 metri quadri, tra lavoro al PC e letture sul letto.

Possibile che non si faccia niente, a Barcellona, per il 25 aprile italiano?, sospirano virtualmente dalla mailing list di Altraitalia. Quello portoghese sì, qualcosa c’è. Quello italiano lo festeggiamo sfottendo su Drammi facebookiani quelli che “i partigiani erano tutti santi, eh? bravi, continuate a negare la storia” ecc. ecc. Lo so, è un po’ sparare sulla Croce Rossa, ma si sa, chi va con lo zoppo… Io sono la prima a dire che i miti di fondazione vanno decodificati, approfonditi nel bene e nel male, ma certo che quando questi teppistelli salirono sulle montagne, mentre Gandhi e Bob Marley governavano così pacificamente (l’asse Bombay-Kingston, mai sentito?), lo fecero per puro spirito sportivo. Viva il fasssio.

E viva i messaggi che alle 20 di sera ti salvano dal programma pizzacinema, che a casa diventa youtube-mortadella vegana: vieni allo Shanghai? C’è un compleanno e ho voglia di spritz.

Pronti.

Anche se non ho idea di dove sia questo Shanghai e lo spritz mi ubriaca al terzo sorso. Ma il bar è italiano e la compagnia piacevole, e soprattutto, scusate il clichè bestiale, ma a un certo punto mettono Bella ciao dei Modena City Ramblers.

E finalmente. L’ho quasi odiata quando la intoniamo agli scioperi generali, bella bellissima ma parliamo di banche e speculazione come gli altri, per favore. Ma il 25 aprile, circondata da italiani, in una città che ha ripreso a commiserarci per quello che accade in Italia (e se date un’occhiata alla politica spagnola capite che il fatto è grave), riscalda più dello spritz.

Più del momento, meraviglioso, in cui tutti cominciano a sognare a occhi aperti che manco a scuola: e adesso compriamo casa, e ci mettiamo due bagni, vieni a vivere con noi? La cerchiamo a Sants, no anzi a Poblesec, e apriamo pure quella casa editrice che ce vonno ‘e sorde, ma li troveremo. Ma non sono solo sogni, anzi, scatta il solito aiuto concreto tra gente che sta sulla stessa barca, e non hai lavoro e allora mandami il curriculum, e guardati quest’annuncio per case in vendita e che begli occhi che hai… No, scusate, era off topic.

Il classico napoletano ubriaco mi viene a insultare con un sorriso, per poi rendersi conto che lo capisco e toccarmi affabilmente il culo prima di allontanarsi.

Mi allontano anch’io, tra gli spacciatori del Gotico, giocando a tirare i fili delle opportunità che mi ha offerto la serata. A seguirle tutte la mia vita cambierebbe radicalmente, e a volte sarebbe bello e indolore, a volte meno, perché ci sono inquietudini a cui ti affezioni come a certi graffi sulla schiena, che non sempre fanno male. Sembro la bimba di Banksy coi suoi palloni. Non c’è solo quella che perde il cuore, ce n’è anche una che vola, trasportata da una serie di palloncini. Sta a me decidere quale voglio essere. Sta a me.

E mentre lo penso mi viene in mente, non so perché, il mio libro preferito di quinta, di un’archeologa sarda. Quando la protagonista, che invece sta in quarta, scopre che il suo primo amore (lo zio di un’amichetta) sposerà la sua insegnante preferita. L’amichetta che glielo dice ha paura che si metta a piangere. Invece lei ci pensa un attimo e sorride. “Ascolta il mio cuore”, dice. Batte tranquillo, perché le sembra perfetto.

La migliore delle conclusioni.

Annunci