rossetto-1Ho assistito alla scena molte volte.

In qualche occasione era un amico che giustificava con se stesso (come se ce ne fosse bisogno) la sua mancanza di femmine con “Non so corteggiare”. Come se ogni volta ci fosse da timbrare il cartellino e sparare una serie di minchiate a raffica, perché una si accorga della tua esistenza.

Più spesso è stata una donna, come la signora che da Kiko, a Barcellona: vuole una matita per gli occhi. La commessa le spiega le proprietà di qualche lapis particolare, finché lei non risponde “Eh, io questa cosa di truccarmi non tanto la faccio bene, dammene una nera e pace”.

E non è un dialogo banale, traspariva qualcosa che, quando si parla di standard maschili e femminili e della “necessità” di rispettarli, spesso manca: l’onestà. La signora non era sprezzante, come quando si sarà beata con le amiche della sua incapacità di fare cose superficiali come truccarsi. Manifestava, in quel caso, un disagio che effettivamente aveva, che magari era stato un problema nell’adolescenza, ma che ormai era rimasto relegato all’idea di aneddoto.

Perché, quando ci rendiamo conto di non saper essere uomini o donne secondo le regole imposte da la società, è di disagio che si tratta. Di orgoglio, di vanità, di anticonformismo… Ma anche di disagio. È dal disagio che partono, anzi, l’orgoglio, l’anticonformismo…

Prendiamo questi miei amici “incapaci di corteggiare”. Pensare di non avere una compagna per questo è una grande scappatoia: suggerisce che il corteggiamento sia una farsa (e fin qui sono perlopiù d’accordo), che i nostri eroi sono “troppo onesti” per portare avanti. Quindi, non possono avere quello che vogliono per un eccesso di onestà. Comodissimo! Peccato che, ad avere il privilegio di essere loro amica, vedevo in loro il classico accontentarsi di quello che passava il convento, le relazioni fallimentari con ragazze tutte uguali, o una serie di amori platonici alternati a relazioni molto pedestri.

E veniamo alle donne. Il nostro caso è contorto come il modello femminile che abbiamo appreso se siamo nate dopo il 1950. Da un lato la classica principessina Disney, con la differenza che non veniamo su col rossetto incorporato come Biancaneve. Dall’altro, la “donna emancipata”, quella che usa il-cervello-mica-altro per andare avanti. Tertium non datur.

E allora, deridi apertamente quelle che fanno tutorial su youtube su come truccarsi (le parodie sono un’altra cosa, le adoro) e critica sperticamente quelle che non vivono come te e si truccano, spendono e spandono in abiti firmati…

E non c’è niente di male nel non apprezzare i modus vivendi altrui. L’odio feroce, invece, dovrebbe farci pensare che qualcosa non va. Che dietro le nostre critiche molto logiche sul consumismo o sul modello maschilista che ci impongono ecc. ecc. di fondo c’è sempre lui: il disagio.

L’idea, appresa magari in un’età molto precoce, che in fondo facciamo male a “ribellarci” a quegli standard. E che l’unica verità è che siamo incapaci di riprodurli. Allora ne diventiamo i più acerrimi nemici. E lasciamo che s’impossessino di noi

Ne parleremo ancora.

Annunci