goccia,-foglia-149801Saranno tutti questi hasidim, ebrei ortodossi, in giro, a condannare lo stato israeliano, ma mi sono ricordata del film Un’estranea fra noi, con Melanie Griffith poliziotta infiltrata nella comunità ebraica ortodossa di New York.

Ricordavo in particolare il dialogo tra la protagonista e Mara, una “convertita” che le spiega perché ha abbandonato la sua vita di strada per vestire i panni austeri delle ebree ortodosse: “Trattavo il mio corpo come spazzatura: dormivo con uomini che non amavo, prendevo droghe…”. Finché non incontra un ragazzo della comunità ebraica che la porta dal rebbe, l’autorità religiosa della comunità, che l’adotta.

In attesa che qualcuno venga a salvare pure me, che avranno trovato traffico sul Paralelo, rifletto su quel trattare il corpo come spazzatura.

Ci sono molti modi laici di farlo, specie se come me pensiamo che dentro di noi c’è qualcosa di sacro, in senso lato. Per il semplice fatto che eravamo una congerie di cellule nella pancia di una e siamo diventati la nostra personale declinazione del soffio vitale che qualcuno chiama “divino”.

E questo, laico o meno, a me sembra un miracolo.

E quando “difendiamo la vita”, non la congerie di cellule ma quella pulsante e vera, di esseri umani e animali, in fondo ci ribelliamo anche noi, a trattare il corpo come spazzatura. Riconosciamo la libertà di ciascuno a fare ciò che vuole, del suo corpo, ma in fondo sentiamo, a mio avviso, che lo si tratta come spazzatura ogni volta che ci accontentiamo di una vita non all’altezza del miracolo.

Ogni volta che ci accontentiamo di una relazione a metà mentre invece vogliamo amore, e cerchiamo nella passione le briciole di quello che vogliamo davvero. E ribadisco, se volessimo “solo” passione perfetto, il problema è cercare di conquistarsi a caro prezzo una cosa che possiamo avere gratis, per il solo fatto di essere vivi. Se ci credessimo.

Ogni volta che ci mettiamo in secondo piano non per generosità, che quella a volte è buona e giusta, ma per essere accettati, presi a bordo in gruppi claustrofobici che preferiamo a una dignitosa solitudine.

Ogni volta, e qua esagero volutamente, che al supermercato compriamo dei biscotti semiscaduti in offerta, pur avendo i soldi per comprare quelli al cioccolato.

Questo è trattarsi come spazzatura.

Mi sono sempre ribellata, dicevo altrove, al concetto di “perdere tempo” in qualcosa che non dà i risultati sperati: è come se il tempo fosse un bene da investire solo in quello che va come diciamo noi. Ora, però, ho capito che si perde tempo ogni volta che si accettano, per paura o pigrizia, deviazioni dalla strada che vogliamo percorrere davvero. Ogni volta che si rimanda il viaggio, per paura di non arrivarci mai.

Anche quello è trattarsi come spazzatura.

Questa Mara “convertita”, per la cronaca, non è quello che sembra, nel film, e non vado oltre per non rovinare la sorpresa a chi vuole guardarlo.

Ma mi piace concludere con una frase bellissima che chiude un po’ la pellicola: Dio conta le lacrime delle donne.

Non solo di quelle, mi permetto di aggiungere.

Basta che riposto il fazzoletto ci rimettiamo in marcia, per tornare a noi e a quello che valiamo. A quel soffio di vita che racchiudiamo e ci racchiude.

Non accontentiamoci di niente di meno.

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