apollo13earth

Houston, abbiamo un problema, e purtroppo è a monte. Purtroppo è una situazione in cui non dovremmo neanche trovarci, perché avremmo dovuto abortire la missione fin dall’inizio. Altro che guasto tecnico, certe volte decolliamo proprio portandoci a bordo l’Alien.

Ma ormai siamo lì, a passeggiare per il sistema solare, e allora che si fa?

Prendiamo il lavoro: anche a Barcellona succede di cominciare una collaborazione gratis. L’idea è come in Italia, ora mi prendono gratis e, se vedono che faccio le cose per bene, poi mi pagano. E il finale è come in Italia: pensano “se possiamo averti gratis, perché mai ti dovremmo pagare?”. Al massimo, ci scuciono quattro soldi. Come si fa a rimediare a un’ingiustizia a cui abbiamo collaborato anche noi?

Anche le relazioni, ahimé, si sono mercantilizzate. Ogni tanto trovi il paraculo che pensa: ok, è cominciata come un’avventura e tu ora vuoi di più, ma se mi dai già quello che mi serve senza il minimo impegno da parte mia, perché improvvisamente dovrei stare con te? Tanto vale continuare a fingere di conoscerti a stento appena esci dal mio letto. Perché siamo finiti con gente del genere, diventando anche complici della situazione?

E quegli amici martiri professionali che si sfogano con noi per due ore per sentirsi meglio cinque minuti, spompandoci? Ma l’amicizia è nata così, loro che si lamentano e noi che li assecondiamo, rendendoci in qualche modo complici dello scempio.

E la parente anziana che ha fatto “tanti sacrifici” per noi (peraltro, chi glieli ha chiesti), e ce lo rinfaccia ogni volta che si sente trascurata, cioè sempre? È una persona con problemi che non ha avuto né la possibilità né la capacità di risolvere, e senza volerlo li scarica su di noi.

Insomma, quante relazioni di ogni tipo sono partite storte fin dall’inizio, ma abbiamo fatto finta di niente? Tanto a noi piacciono le sfide. E adesso che siamo nello spazio, neanche Mazinga Zeta può venire a salvarci.

Per fortuna, non trovandoci davvero in orbita con la batteria della navicella scarica, possiamo permetterci di fare una cosa: non cercare a tutti i costi una soluzione. Da quando mi limito a fare il mio e vedere dove mi porta la rotta, vedo che le cose vanno meglio. Per “fare il mio” intendo smettere di dar corda alla zia impossibile o all’amico esasperante, dicendogli chiaro e tondo che altrimenti non l’aiuto, e per una volta esprimere esattamente quello che voglio all’amore-non-amore, senza paura di non ottenerlo, che a non fare così non l’ottengo sicuro.

Una cosa intanto la si può imparare. Riconoscere i problemi in partenza, anzi, prima della partenza. Con la stessa onestà intellettuale che dedichiamo al senno di poi. E prima di dover ricorrere a quello ancora una volta.

Intanto, già che siamo quassù nello spazio, ci godiamo il panorama, con tutto il problema a bordo. La soluzione arriva se ci calmiamo abbastanza da toccare giusto quei due tasti, quelli giusti, e lasciarci trasportare.

Finché lo shuttle va.

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