calimeroSì, lo so che lo pensiamo spesso, su tutti i fronti. A noi non succede “mainaggioia”, gli altri trovano lavoro e-noi-no. Gli altri vanno d’accordo con la famiglia e-noi-no. Gli altri si innamorano (corrisposti, dico) e noi… Che ve lo dico a fare?

Secondo me: 1) è proprio questo pensiero a impedirci la minima possibilità che ci succeda (non che a non avercelo accada tutto automaticamente, ma eliminarlo aiuta assai); 2) preferiamo il pessimismo all’incertezza, perché almeno ci fa sentire sicuri.

Ok, provo a spiegarmi.

Primo punto: se pensiamo che a noi non capita mai d’innamorarci, bocciamo a priori qualsiasi possibilità che succeda. Ho un amico che ogni tanto conosce donne interessanti, ma alla minima contrarietà (che so, la ragazza per una sera che la invita a una festa deve lavorare) pensa “lo sapevo, è stato bello crederci ma non mi si fila”. Chi glielo dice che non si sia trattato di un episodio estemporaneo? Soprattutto, perché togliersi così presto la speranza? Ovvio, perché a lui “queste cose non succedono mai”.

Non sarà che per certe cose ci vuole una botta di culo che già di per sé è complicata a darsi? Immaginati se la respingiamo a priori e non la riconosciamo quando si presenta.

E qui arrivo al punto due: gli esseri umani sono una barzelletta vivente. Sono così affamati di certezze, così contenti di crearsi schemi in cui riconoscersi (vedi le abitudini e quanto siano difficili da debellare, anche quando sono nocive), che a volte preferiscono quelli alla possibilità che succeda qualcosa di bello. O meglio, ovvio che le belle novità siano più che benvenute, ma devono avvenire col minimo sforzo per gestirle e senza il minimo stravolgimento della vita quotidiana. Come dice una mia amica romana, citando evidentemente Prévert: ‘na fetta de culo?

Allora, parliamoci chiaro: trovare un lavoro decente non dipende mai del tutto da noi. Ovvio che aiuta tanto mandare tonnellate di curriculum, ma quante volte ci è stata più utile l’amica che ci ha chiamato dicendo che nella sua azienda cercavano personale? O la prof. che ci proponesse di fare il database del gruppo di ricerca? Sono circostanze fortuite che, ahimè, funzionano più spesso della bravura (anche se l’esperienza mia e altrui mi dice che quest’ultima, come motivo di assunzione, è sottovalutata).

Anche innamorarci, non dipende da noi. Noi dobbiamo aprirci alla possibilità, ma non possiamo prevedere quando succeda. E come. E, nell’illusione di controllare anche l’incontrollabile, diciamo “a me non succede”. Dovremmo essere onesti e dire “A me non so quando succede”, che è un po’ il destino di tutti. Ma ci piacciono le frasi a effetto.

Insomma, certe cose ci capitano quando il caso o chi per lui decide così, e noi siamo pronti per lasciarle entrare nella nostra vita. L’unica cosa che possiamo controllare del processo è: decidere se essere pronti o no, a lasciarlo succedere. Capire se lo vogliamo al punto di accettare che la nostra vita cambi.

Se in fondo non lo vogliamo, non ci resta che continuare così: credere per sempre che certe cose a noi non succedono, fino a scoprire che avevamo proprio ragione, perché ci siamo creati un tale vuoto attorno che non può succederci più niente.

Vogliamo essere cattivi profeti, o esseri umani che imparano a vivere?

A noi la scelta.

E, per una volta che ci è dato scegliere, facciamolo bene.

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