Empty-TableNiente di meglio che una rimpatriata, meglio se con uno scopo preciso (regalo di compleanno, progettare un viaggio…) per vedere quanto sia cambiata la nostra vita.

Gli amici non ce li scegliamo a caso, ci “capitano” in epoche diverse a seconda di com’eravamo in quel momento, di chi sentissimo affine a noi. Se una qualsiasi comitiva ha più di qualche anno, quasi sicuramente al suo interno ci sono stati diversi cambiamenti: qualcuno si è allontanato per problemi personali, altri si sono trasferiti altrove, qualcuno ha litigato col resto della gente ed è sparito. E poi ci sono gli ex, che a volte dovete fare i giochi di prestigio per evitare di farli incontrare.

A me è capitata una sorta di rimpatriata l’altro giorno, in una comitiva in cui, da brava espatriata, ero relativamente nuova. Allora ho subito l’immancabile pippone nostalgico sull’ “età dell’oro” in cui si era molto di più, con le immancabili critiche a chi fosse sparito. Io, in realtà, ero contenta: è brutto ammetterlo, ma qualche assenza mi era più che gradita. Mancavano individui che avrebbero messo in primo piano i loro bisogni e solo per lamentarsene, calamitando ogni possibile conversazione su problemi e lamentele.

Che strano pensare che con quelle persone, fino a qualche tempo fa, andassi più d’accordo che con altri. E invece eccomi qua, contenta di stare più a mio agio con quelli che all’inizio mi sembravano noiosi solo perché non erano abbastanza egocentrici da creare problemi.

Quando poi i “problematici” costituiscono il nucleo principale di un gruppo, non si tratterà più di gruppi, ma di società di mutuo soccorso in cui ciascuno riconoscerà se stesso nei guai altrui, e si sentirà tradito quando gli altri si discosteranno dal copione di sempre. Nella mia esperienza, chi litiga costantemente con se stesso lo fa spesso e volentieri anche con chi ha più caro. E tra i più cari, a meno che non trovi qualche santo martire votato alla sua salvezza, annovererà spesso persone come lui, in guerra col mondo.

Insomma, di tutte queste cose mi rendevo conto l’altro giorno, coi miei amici: a volte è un bene, che la gente si allontani dalla nostra vita. Torneranno, quando sarà il momento, quando saremo più pronti noi ad ascoltarli o quando saranno meno pronti loro a ignorarci.

L’importante è non far finta di niente mentre ci sono. Non fingere di apprezzare anche i comportamenti che non ci piacciono, di assecondarli quando si rendono molesti. Facciamo solo un torto a loro, al nostro quieto vivere, e alla pizza che dovremmo mangiarci insieme.

E quando si mangia una pizza fatta bene, non dev’esserci problema che tenga.

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