Leonid Afremov, afremov.com

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Scena decadente: un piatto con avanzi di nachos, briciole di hamburger veg dappertutto e lui che si mette a fare considerazioni politiche, come sempre.

Ha scoperto che una sua ex si è candidata alle elezioni comunali con una lista che va contro tutto ciò che LUI rappresenta. Si chiede a cosa siano serviti gli anni insieme, le spiegazioni che lei digiuna di politica gli chiedeva, i libri che le ha prestato, se poi doveva fare questa fine.

– Tanto – ammette sconsolato – io non sono mai stato niente.

– Neanche io – sorrido, a caccia dell’ultima patatina in fondo al cartoccio. – Se stai a sentire chi mi ha scritto oggi, la sua vita è tutto un rincorrersi di storie tristissime che lo vedono sempre vittima e durano poche settimane. Pazienza se con lui, tra tira e molla, sono durata un anno. Stono nel quadro pietoso. Dunque, non esisto.

Ci guardiamo. Abbiamo progetti in comune. Non dividiamo solo avanzi di una cena troppo costosa sulla Rambla del Raval, ma anche un presente che ci siamo guadagnati a botta di esperienze, in genere non eccelse.

Gli sorrido:

– Ma non ti accorgi di una cosa che ci accomuna, nelle storie passate? Non siamo stati niente finché siamo restati nell’ambiguità. Finché ci siamo accontentati di situazioni poco chiare, con gente non disposta a lasciarci andare, ma neanche pronta a lasciarci entrare del tutto. Da quando ci siamo incontrati siamo stati sempre onesti, l’uno con l’altra. Abbiamo lasciato a casa i piedi di piombo. In fondo, all’inizio, è stato come giocare alla roulette. E pare che stiamo vincendo, no?

Usciamo, le ombre un po’ comiche, unite sul bacino, una lunga lunga e la mia incerta.

Fuori c’è la cameriera che ero sicura di conoscere.

– Due anni fa – mi conferma, fumando. – Sì, ero la fidanzata di… – sorride imbarazzata, la ricordo minuta e carina con uno stronzo matricolato, mi scopro contenta che sia finita. – Be’, è passato tanto tempo.

Lungo la strada per la metro ci raggiungono messaggi lamentosi, messaggi felici. Vecchi amici si lamentano degli acciacchi, nuovi si rallegrano per dei risultati elettorali, qualcuno ne approfitta per comunicare il suo dolore esistenziale che gli rende impossibile gioire come dovrebbe.

Lo ignoro. Per quanto certa gente vorrebbe il contrario, nessuno può vivere per interposta persona.

Stanotte ho sognato che vincevamo delle elezioni, ma dovevamo morire tutti.

Credo sia un sogno di rinascita.

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