casatiello-con-uova-e-formaggi-crop-4-3-489-370L’Inferno, se esiste, me l’immagino così: la figura celestiale di mia madre che varca la soglia della mia casa all’estero, con una sporta piena di crocchè, fiori di zucca ripieni, casatiello, piccola pasticceria… E io con raffreddore forte, lacrime agli occhi, al primo giorno di ciclo.

No, non è neanche un film horror, è esattamente cos’è successo sabato scorso a casa mia.

– Vuoi un’altra fetta di tortano, Maria?

Pensare che per me sapesse esattamente quanto un passato di verdure, mi faceva desistere.

Chi ha sperimentato ciclo e raffreddore, poi, sa quanto le visioni mistiche, in quei momenti, si alternino alla voglia di fare testamento.

Così, in un momento di particolare sconforto, mentre i miei al bar si sbafavano abbondanti piatti di tapas il cui sapore potevo solo indovinare, ho deciso che il senso del gusto non mi sarebbe tornato mai più.

Paranoia inutile, ovviamente. Col passare dei giorni, appena le patatas bravas mi si sono fatte sempre più presenti e squisite contro il palato, facendomi già pregustare le noci del casatiello veg ancora ottimo, mi sono ritrovata a pensare alle seconde opportunità: a quando imploravo, la sorte, o chi per lei, di donarmi un nuovo inizio in tutt’altro ambito. Gli ambiti erano diversi, per la verità, visto che affrontavo sta crisi globbale totale sul fronte abitativo, sentimentale, lavorativo… Allora mi chiedevo cosa avessi fatto di male, mi accorgevo che l’elenco era lungo, convenivo però che non tutto fosse dipeso da me, e speravo con tutte le mie forze di poter avere una seconda possibilità.

E quella sì che non sapevo se arrivasse, che il corpo da una febbre si riprende presto, ma se siamo stati proprio bravi bravi a rovinarci la vita, non siamo mai del tutto sicuri che le cose si aggiusteranno in tempi non geologici.

È per questo che, sfuggita a questa terribile faida del mio corpo ingannato da una primavera ancora fresca, ho giurato tipo Rossella O’Hara che, Dio mi è testimone, non soffrirò mai più la fame di casatiello.

Non metterò mai più il parmigiano nelle pellecchie (vabbe’, solo ogni tanto, rispettate le mie perversioni alimentari, ok?).

Non mi farò più convincere a mangiare la pizza da quei degenerati cileni che hanno la salsa di peperoncini verdi su ogni tavolo.

Perché ho avuto la mia seconda possibilità, come prima ho avuto quella di ricominciare tutto il resto, e farlo bene.

E quando si ha una seconda possibilità, il segreto per non sprecarla, se l’etica non funziona (vedi parmigiano sulle pellecchie), è non dimenticare come si stava prima.

Io la sensazione al risveglio di esser stata spianata da un bulldozer (che accomuna stranamente le delusioni d’amore al secondo giorno di ciclo) non la dimenticherò mai.

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