Mongolfiera_e_mongolfiera_al_contrarioMi ha colpito lo scherzo di un’amica che non sentivo da un po’ e che quindi si era persa qualche capitolo della mia vita. Mi ha detto, bontà sua, che le piace il blog, specie la serenità che trasmetto negli ultimi post, e poi mi ha chiesto ridendo:

– Ma di’ la verità, ti sei innamorata? Perché se è così non vale!

Nel senso che innamorarsi è un po’ la scorciatoia per cambiare la propria vita in meglio.

La domanda era in sintonia con l’idea, molto radicata, che la felicità te la dà qualcun altro, la “dolce metà”, maledetto Platone. Ho risposto:

– Veramente è stato il contrario. Prima ho cambiato la mia vita e solo allora mi sono innamorata.

Questo cercavo di dire ad altre amiche che giustamente si chiedevano: “Ho capito sta storia di bastarmi da sola, ma io voglio qualcuno a condividere la vita con me, è così sbagliato?”. Per niente, anzi! Solo che, almeno nella mia esperienza, ci puoi arrivare proprio quando avrai imparato a “bastarti da sola”.

E non capivo l’implicazione piena di quest’espressione. Bastarsi da soli è anche non aver bisogno di qualcuno che ci dica quanto siamo belli e speciali e unici, aspirare a sentircelo dire proprio da quella persona, affannarci perché succeda, e chiamarlo amore. Volerselo sentir dire è una cosa, averne bisogno è un’altra. So che si possa chiamare amore anche quello del primo caso, giacché ho amato gente che non voleva saperne di dirmi ste cose ed era prontissima a farlo con altre. E so anche quanto possa essere infelice, come amore.

Tempo fa ho avuto la fortuna un po’ bizzarra di confrontare i due “modelli”, diciamo, di amore. Per un po’ ho ricevuto sia i messaggi del ragazzo con cui stavo da poco, sia quelli di un “ex” particolarmente sofferto: nel secondo caso erano messaggi di servizio, legati alle attività comuni che svolgevamo o a esigenze completamente sue. Nel riceverli la mia reazione istintiva, legata all’abitudine, era sollievo, più che gioia, e la sensazione che mi sarei sentita meglio tutta la giornata, prima di ricordarmi che tutto questo casino non mi servisse più.

Il messaggio del mio ragazzo sapevo cosa mi volesse dire prima ancora di aprirlo: cose che mi avrebbero fatto sorridere. Ecco, qualcuno risponde facilmente “che palle” e argomenta che senza un po’ di pepe una relazione non si mantiene in piedi. Ma una relazione che ha bisogno di questo tipo di pepe, per mantenersi in piedi, d’incertezze, di gelosie reciproche, di punzecchiamenti mirati, quanto è solida? Quanto è divertente, anche, se ci si deve tormentare a vicenda per dimostrarsi di valere qualcosa attraverso l’importanza che ci dà l’altro?

So che per qualcuno tutto questo è un gioco, e allora buon divertimento: ma… si divertono davvero?

È vero, è difficile abituarsi a chiamare amore qualcosa che non sia un sussulto continuo, a rassegnarsi all’idea che quello che ci tocca ora sono gioie e attenzioni, prima dei problemi che qualsiasi relazione può portare con sé e si spera risolveremo insieme.

Per chi è abituato a non darsi gran valore e a inseguire persone che su questo punto siano perfettamente d’accordo, l’amore è stato sofferenza per così tanto tempo che ora ci si domanda perfino se riusciremo a cambiare idea.

Tranquilli, una parte di noi sta festeggiando. Non vedeva l’ora di avere il giusto spazio nella nostra vita, per mostrarci tutto quello che sappiamo fare quando non ci preoccupiamo di confermare a noi stessi, attraverso qualcun altro, di valere qualcosa.

Perché davvero, quando rompiamo questo circolo autoreferenziale del vederci attraverso gli altri, quando impariamo a vederci coi nostri occhi, allora sarà più facile trovare qualcuno che ci guardi con occhi giusti. Non vi dico poi quando smetteremo di passare il tempo a guardarci come due stoccafissi e scopriremo quante altre belle cose possiamo vedere insieme, per tutto il pezzo di strada che ci toccherà percorrere.

Che sia lungo o corto, con queste premesse ne varrà sempre la pena.

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