cross-seas-03Penso a quelli che… “Se mi ama, tutto andrà meglio”.

All’università conoscevo una gran brava ragazza con un unico, spiacevole problema: un sarcasmo costante e fuori luogo che ne tradiva una certa amarezza di fondo.

Per un lungo periodo sembrò cambiare strada, guarda un po’ in concomitanza con una relazione che si sarebbe consolidata nel tempo. È così semplice?, mi chiesi allora. Questa viene trasformata dall’ammmore e diventa improvvisamente una persona gradevole?

Manco per sogno. Da giorni avevo notato in lei lo stesso sarcasmo di un tempo, gli stessi giudizi da yogurt scaduto che avevano sorpreso anche gli amici che si trovavano per caso a conoscerla. Quando gliel’ho fatto notare ha tagliato i ponti, andando ad arricchire la vita di altri.

Questa piccola storia mi ha fatto ripensare che è tutto molto più semplice: la nostra vita diventa felice perché abbiamo incontrato qualcuno? Macché. Piuttosto, se stiamo bene con noi stessi, ci stiamo in ogni situazione.

Che venga qualcuno o meno, che andiamo o meno da qualche parte, che prendiamo o meno questa o quella decisione. A un certo punto diventa un seguire la corrente, una corrente su cui abbiamo il potere di prendere una direzione rispetto a un’altra, magari, ma finché la seguiamo va tutto bene, o almeno non c’è scoglio tanto grande da farci naufragare.

Sto dicendo che stare o non stare con quella persona è la stessa cosa? O che restare al paese natale e partire sia uguale? Per niente. Peraltro hai voglia ad adattarti e seguire la corrente, se quella persona non va bene per noi verrà fuori, e seguire la corrente diventerà accettare che le nostre strade si dividano. Lo stesso vale, più o meno, per dove lavoriamo o dove decidiamo di mettere radici.

Lo faccio sempre, quest’esempio: la mia scoperta il primo giorno di yoga. La prof. che mi spiega che tutte quelle posizioni arzigogolate, che non riesco a imitare neanche a spezzarmi le ossa, non servirebbero a niente se perdessimo la motivazione di fondo. La respirazione. Sentire quella, diventare quella.

Così ho imparato che, nella vita di ogni giorno, quello che conta è il contatto con noi stessi. A prescindere da chi ci accompagna in quel momento, o da ciò che stiamo facendo. Anzi, è proprio in virtù di questo contatto che possiamo goderci chi frequentiamo e cosa facciamo. E scegliere. Permetterci il lusso di scegliere chi o cosa ci faccia meglio.

Insomma, ancora una volta le cose vanno al contrario di come ce le immaginiamo: prima ci respiriamo, poi respiriamo gli altri.

Farei una battutaccia su respirazione e metro a Barcellona in questi giorni di solleone e penuria di deodoranti, ma insomma, avete capito: che il pericolo sia il nostro mestiere!

E crediamo che conoscersi sia pericoloso solo perché ancora non ci conosciamo.

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