thewolfofwallstreetMeno male che la mia prozia saggia e praticona, quella che calcolava in un secondo i pro e i contro di qualsiasi situazione, ci ha lasciati senza sapere che ho detto di no a quello che lei avrebbe senz’altro definito ‘nu buono guaglione.

Uno con una posizzzione, affezzzionato, uno che per farsi tutti quei chilometri per venirmi a trovare (per la zia un paese vesuviano era ancora a mezz’ora di viaggio da casa mia) doveva per forza essere interessato. E siccome pure io ero ‘na bona uagliona, affezzzionata e devota ai genitori e brava studentessa (pure se ‘nu poco scema, potevo fare il mestiere di papà), non ci sarebbe stato nessun ostacolo a una felice unione, per la quale lei mi aveva già provvisto di un po’ di corredo.

Nessun ostacolo, tranne la mia volontà.

E la decisione di lasciar perdere il bravo guaglione dopo un paio di uscite insieme, per riprendere la storia sgangherata col povero diavolo senza nient’altro da offrirmi che la sua distratta attenzione.

No, la prozia non è morta di crepacuore, ma io ho vissuto male un bel po’.

Tuttavia, non riesco ancora a decidere dove stia la verità, ammesso che ce ne sia una, in questioni del genere: da una parte rinunciavo a un amore sereno e dolce per le solite montagne russe; dall’altra, a prescindere da ogni considerazione, per il “buon partito” non provavo lo stesso che per lo spiantato confuso che frequentavo da un bel po’.

Ci ripenso quando conto le volte in cui la bona guagliona sono stata io (il che confermerebbe che c’è un karma e ha tanta, tanta kazzimma). A quando qualche spiantato confuso mi ha messa da parte per continuare a coltivare un ideale femminile irraggiungibile, o semplicemente per inseguire qualcuna che gli piacesse di più.

Anche a loro è finita male come nel mio caso, come quando ho ripudiato la serenità per il disagio.

Ma avrei potuto evitarlo? Riguardo ai miei spiantati, sospetto che qualsiasi sentimento potessero cominciare a nutrire per me fosse soppiantato dalla terribile sensazione di non meritare la serenità. Quindi sono rientrati nei ranghi di una vita infelice per vocazione e hanno preferito andare ad aggiungere un altro amore impossibile alla collezione di cose di cui lamentarsi.

Forse quello che non riesco a decidere è: se in questo momento della nostra vita ci serve soffrire, va bene lo stesso? Se per innamorarci necessitiamo di una persona pericolosamente uguale ad altre che ci hanno ridotto in cenere, che non si lascerà amare con costanza ma d’altronde non ci amerà mai con continuità, possiamo limitarci a dire “per me l’amore è questo” e continuare?

Per qualcuno sì. “Per trarre una buona volta la lezione che ci serve e non farlo più”. Io continuo a pensare che in casi simili sia venuto il momento di chiudermi in me stessa e di cercare in me quello che mi manca. Le donne che cercano i balordi mi sembrano, ogni giorno di più, incapaci di convivere col loro lato ribelle, e costrette a trovarlo in qualcun altro, per riconoscerlo.

Forse, gli uomini che cercano le bellezze eteree che li piantano giusto prima del fastidio di accorgersi che sono donne in carne e ossa non sono pronti alla realtà. E l’illusione è così bella e rassicurante anche nel dolore, perché non devi fare nient’altro che quello che hai sempre fatto e che ti riesce così bene.

Sederti in un angolo e guardare la tua vita passare.

Senza mai correre il rischio di scottarti per qualcosa che faccia male e ne valga anche la pena.

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