camera con vista2  C’era questo signore cinese che occupava una stanza d’albergo attigua alla mia, a Milano, secoli fa. Passava le giornate a cantare una nenia stonata che voleva essere lirica (talmente cattiva che non si capiva se fosse opera cinese o italiana). Quando chiedemmo spiegazioni in reception, un portiere spiegò appunto che il Farinelli di Macao si preparava per uno spettacolo (il cui pubblico, ovviamente, raccomandammo a Nostra Signora di Sheshan).

Insomma, amanti non corrisposti, immaginiamoci come questo qui, chiuso in camera tutto il tempo a provare eternamente questa melodia stonata in vista di non so che rappresentazione. Solo che la nostra, la resa dei conti con l’amato bene, potrebbe non venire mai.

Il fatto è che la tristezza da rottura o da due di picche, se coltivata, diventa sul serio una stanza a parte in cui ci rifugiamo ogni giorno. Lì ci creiamo un nostro mondo di sconfitta e sollievo di cui anche la persona amata diventa un abitante, un fantasma che aleggia solo lì, ma con la sua presenza rende inquietante la casa intera.

La stanza dell’amore/dolore ci serve quasi a proteggerci dal vuoto che ci siamo creati, visitarla ogni giorno diventa un rituale come andare a parlare con una lapide al cimitero. Una piccola morte che invece di essere salutata e lasciata andare diventa una parte della vita e la manda in cancrena.

Nella stanza, l’oggetto del nostro amore non ha più niente a che vedere neanche con l’originale: se lo dovessimo incontrare (e su questo non avete mezze misure, o evitate drammaticamente i posti che frequenta o ci andate sempre a finire) magari ci sorprenderemmo di trovarlo lì e non nella nostra stanza del pianto, mentre lui si sorprenderebbe del nostro sguardo da stoccafissi.

È vero, la “fase stanza” è un’anticamera che ci serve, a volte, per passare oltre, varcare quel corridoio che sembra così grande e passare ad altro, accenderci il fornello e farci la cena, o sederci in soggiorno a guardare il tramonto tra le antenne.

Il problema è quando la nostra vita ormai si consuma solo là.

Perché quando l’amore non è corrisposto, o non sappiamo pensare ad altro o ci avvelena tutto quello che facciamo. 

Quando è corrisposto, invece, succede il contrario: non ci concentriamo più su quello e possiamo pensare a tutto il resto.

L’amore corrisposto non è una stanza, è come aria che rinfresca tutta la casa.

Ma quando riusciamo a uscire di lì, quando abbiamo il coraggio di premere la maniglia e affacciarci a vedere il casino che è diventato intanto il resto della casa, succede tutto il resto.

Allora lo sentiremo come un tradimento, quasi, verso il fantasma. Scusa perché non abito più il nostro amore che tu hai già lasciato da tempo. State certi che saremmo scusati, se gliene fregasse qualcosa. Ma deve fregare a noi l’ottimo proposito di tradirlo per smettere di tradire noi stessi.

E allora su, su, cominciate a dare un’occhiatina, a ricordarvi com’era fuori, prima che vi muraste vivi.

Se lo fate bene, verrà il momento in cui l’amore sarà solo profumo, un mazzo di fiori depositato all’ingresso, e prenderà dolcemente tutto lo spazio che vuole.

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