grandma-knitLo so, che siete stanchi di Internet.

Che facebook vi pare una perdita di tempo, che gli smartphone sono un’alternativa molto poco romantica al caro vecchio ignorarsi in metro nascondendo la testa dietro a un giornale.

Che al bar non hanno Wi-Fi perché dobbiamo parlare tra noi, mica perché il proprietario è troppo tirchio per metterselo.

So anche cosa significhi scoprirsi vecchi, secondo convenzioni che potremmo rispedire al mittente ma non lo facciamo, se appuriamo che nostro cugino/nipote di 15 anni riceve in un nanosecondo il messaggio della fidanzatina del mare che a noi costava 20 giorni d’attesa e scrutinio dell’ormai obsoleta cassetta della posta.

Lo so, che schifo Internet. Che ci unisce tra italiani all’estero e ci fa parlare in video con la famiglia senza scrivere lettere strappalacrime alla Mario Merola e prenotare il volo più economico per andarli a trovare al primo fine settimana libero.

Che schifo le nuove risorse, solo perché qualcuno ne fa un uso che troviamo sbagliato.

C’è sempre quest’idea di base che cambiamento sia sostituzione. Che Kindle significhi addio ai libri e ne vedo in giro ancora tanti, che facebook elimini il contatto diretto, e pazienza se ci informa in tempo reale di tutti gli eventi in cui incontrarci e dirci le nostre banalità dal vivo. Pazienza se Tinder ci toglie da mezzo la gente che vuole solo scopare, che copulano come ricci da qualche altra parte mentre chi vuole si cerca qualcuno intenzionato a metter su famiglia (ok, quest’ultima mi dicono sia da brevettare meglio).

No, le risorse ci fanno schifo, troppa libertà fa male. A chi, mai capito. Forse a chi non la sa usare. E la tua libertà in qualche modo mina la mia.

Be’, io grazie a Internet sto facendo la calzetta. E la pasta a mano, e i piatti di varie cucine, che nella mia babilonia quotidiana, esterofila e vagamente asociale, mi sembrano valere esattamente quanto quelli della cucina mia, senza che la sminuiscano in niente.

Mi sarebbe piaciuto essere parte di quella catena meravigliosa di saperi che si tramandano “di madre in figlia” (i ragazzi sono una new entry piuttosto abile e desiderosa di riconoscimento), fatta di ricette segrete, di punti croce e gioie domestiche.

Ma non ho potuto. Mia nonna sapeva insegnare a leggere e scrivere, mentre le coetanee a stento riuscivano a buttar giù il loro nome. Ma sferruzzare, ricamare… Non pervenuti.

Indovinate chi è venuto in mio soccorso? Youtube. Che mi ha regalato decine di maestre in lingue diverse che mi hanno finalmente chiarito tutti i misteri del punto a rovescio.

Così con me la catena può ricominciare, questi trucchi li posso insegnare ai miei figli e ai miei nipoti, ibridati dalla mia propria esperienza in giro per mondi e genti, deprivati di un po’ di tradizione che rimpiangerò sempre e arricchiti dalle tradizioni altrui che con gratitudine ho fatto mie.

Trasmettere. Con qualsiasi mezzo. Mi sembra un bell’obiettivo, che sia romanticamente raggiunto in una cucina calda di vapore o davanti a un più freddo e dovizioso tutorial di taglio e cucito.

Quello, mi ripeto sempre, è una risorsa, è come un coltello. Ci puoi ammazzare la gente o affettare il pane.

Continuate ad affettarci il pane e non vi curate dei morti di giga.

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