princecharming Quanto detestavo quegli articoli su Donna Moderna, tipo Come far funzionare un rapporto.

Fregavo il giornale a mia madre, indignata dal contenuto prosaico, quando l’amore per me significava più o meno cantare come una scema davanti a un pozzo o in una foresta e trovarmi un ficcanaso alle spalle che dicesse: “Ho sentito tutto e sono quello che fa per te”.

Ora capisco, ovviamente, anche se continuo a diffidare di linguaggi troppo scientifici o tecnicistici di un fenomeno che sfuggirà alle nostre analisi perfino quando si sarà trasformato in mutui da pagare e figli da sfamare.

La questione è che, tradita dall’amore romantico e dalla sua idea disneyana, l’ho confuso spesso col pathos, o più squallidamente con le montagne russe. Con quelle situazioni da amore non amore, ti chiamo non ti chiamo, oggi mi piaci e domani no…

E stavo molto attenta a scegliermi gente che mi lasciasse nell’incertezza il maggior tempo possibile (per non avere nessun dubbio, magari, con la fortunella che mi avrebbe sostituito).

Allora per me questo era diventato la normalità, come l’imprinting per le paperelle.

Adesso so che succede quando le cose “funzionano” sul serio e la questione “ma siamo innamorati? e tutti e due?” è a posto.

Prevedibilmente o meno, la domanda successiva è: e mo’?

So che c’è gente che per evitare la risposta cerca sempre l’amore litigarello o impossibile, hai visto mai ci si dovesse annoiare o assumere responsabilità. Ma a lungo termine la trovo la più noiosa delle soluzioni, quindi l’interrogativo resta.

Insomma, se ti chiamo e rispondi sempre, se ti propongo di uscire e ci sei, anzi mi stavi chiamando tu, se non hai nessuna intenzione di metterti con la mia migliore amica o di abbandonarmi senza neanche curarti di farmelo sapere, che cavolo facciamo, tu e io?

Ecco: funzioniamo.

Non solo tra noi. Perché chi è abituato a stare la maggior parte del tempo a soffrire per amore, a non mangiare perché non ti vuole ecc. ecc., una volta svanito quest’alibi deve proprio funzionare. Vivere. Ammettere che c’è tutta un’esistenza da occupare in altro modo.

Facendo quello che vogliamo, per esempio. O quello che più ci riesce congeniale, intanto che continuiamo a fare quello che ci serve per vivere, mettere il piatto a tavola, procurarci salute e benessere q. b.

Insomma, tutto sto papiello per dire che, con buona pace di Disney, ho finalmente capito cosa significhi far funzionare un rapporto.

Significa funzionare e basta. Proprio noi.

Smettere di passare il tempo a risolvere problemi che ci creiamo da soli, come se non ne avessimo abbastanza di reali, e scoprire quante altre cose possiamo farci, con le nostre giornate.

Rischiare di annoiarci, anche.

Che per me a un certo punto diventa il più grande dei lussi.

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