cyclette E niente, mi è venuta su questa riflessione, non ancora digerita come il pranzo pasquale, a proposito della mia cyclette. Cioè, in realtà è di mio padre, ma l’adotto ogni volta che torno in paese e non voglio proprio mettermi a quattro di bastoni (per i non napoletani: svaccarmi).

Stavolta tornando in paese me lo sono portato proprio in camera, l’attrezzo, per la gioia di mio fratello che, sentendo il fracasso per le scale, è accorso pensando al terremoto.

Gli anni scorsi non la muovevo dal suo posto e pedalavo con una certa foga, anche perché ero quasi sempre di cattivo umore. Perché? Scelte sbagliate, su tutti i fronti. Che prendevo buttandomici a capofitto senza pensare non dico alle conseguenze, ma a se fossero ciò che volessi davvero.

Mentre pedalavo, infatti, ascoltavo una canzone energetica quanto un bis di uovo di pasqua dopo la terza fetta di casatiello: Accireme (Uccidimi) dei 24 Grana. Con quella nelle orecchie e le tutone oversize che rubavo a mio padre dovevo essere uno spettacolo fantastico. Certo, non avrei mai pensato che la persona a cui la dedicavo virtualmente, di lì a poco, mi prendesse alla lettera!

Adesso che sto più in mode “toglietemi la pastiera dal piatto se no la mangio tutta”, sapete che ascolto, mentre pedalo? Le conferenze di Agamben!

Lo so, aridatece i 24 Grana! Ma lo faccio per una tesina che devo scrivere entro il 15 aprile (mado’) e poi perché sono scaltra: dopo 40 minuti a pedalare, Agamben non diventa l’elemento più faticoso dell’operazione.

La riflessione era, appunto, sulla differenza con le puntate precedenti: quando stavo male ascoltavo canzoni belle ma tristi, adesso che sto bene mi sciroppo conferenzone pallose ma utili (o almeno spero!).

Capito? Chi non sta bene si raccoglie su se stesso, riflette monotonamente sulla sua malinconia in un loop senza fine.

Chi risolve i problemi personali e sta bene, ha il tempo di pensare ad altro, fosse anche a una benedetta tesina da consegnare tra due settimane (aiuto!). E se gli gira si interessa pure a questioni così poco personali (in apparenza) come stato d’eccezione e sovranità.

Perché quando stiamo male pensiamo che, quando finirà la causa del dolore, la nostra vita sarà il paradiso in terra. Quando stiamo bene, sappiamo che non è così. Scopriamo solo che diventiamo liberi. La nostra vita è vuota di nuovo, possiamo riempirla di ciò che vogliamo.

Riempiamola di cose utili, allora, e di pedalate salutari.

La prossima volta, magari, all’aria aperta.

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