love A volte è la signora a cui pesto i piedi in metro, e non accetta le mie scuse.

O quello in skate che mi travolge, buttandomi quasi a terra.

Altre volte è qualche fantastico problema in casa, rubinetto rotto o citofono che non va, che per chiamare un tecnico mi manda a carte quarantotto i piani per la giornata.

In un caso è stata la protesta di un cliente al lavoro, su qualcosa per cui, peraltro, aveva ragione (ma io eseguo ordini, come dicevano le SS a Norimberga).

Insomma, sapete meglio di me che gli imprevisti che intossicano la giornata (ma anche solo una passeggiata, o una pausa sigaretta per i fumatori) sono tanti. Specie per chi, come me, rimugina anche sulla pereta dei piedi pestati, che per avere una giornata storta doveva regalare rancore ingiustificato all’umanità.

Ma adesso scriverò una cosa più zen del solito: mi accorgo che, in qualche strano modo, questi piccoli incidenti la giornata me la migliorano.

E non si tratta di un’opera di persuasione da pensiero positivo, ma di bilanci che faccio la sera tardi.

Sapete perché? Perché quando succede qualcosa del genere, sono costretta a leccarmi la microferita e consolarmi, ricordandomi quello che ho di buono. E queste 24 ore che mi erano sembrate uguali alle altre, ora che le guardo dal marciapiede su cui sono caduta, tornano a essere preziose assai. Come tutte le altre.

Solo che, a vivere una giornata senza incidenti, tutta fatta di lavoro e corse in metro e ore al pc a finire la tesina del master, me ne sarei dimenticata.

È in questo senso, che lo dico. Questi piccoli incidenti sono vitali, per me: mi obbligano a fare tutta una ricapitolazione di quello che ho, e ad ammettere che non è affatto male.

Ed è vero, a renderlo così piacevole è proprio quello che faccio quando non mi succede niente: il lavoro, le corse alla metro, le ore al pc a finire la tesina del master. La routine che mi costruisce la vita che voglio, rischiando però di spersonalizzarla.

Ed è qui che entra in gioco la signora rancorosa, la cliente indignata, il rubinetto che mi fa riflettere su quello che invece funziona, o si aggiunge a tutti i buoni motivi per cambiare casa (fatto!).

Non si tratta di fare chissà che cambio di prospettiva, nel nostro modo di vedere le cose, solo di aprire bene gli occhi su quello che abbiamo.

E una vita in cui anche una caduta sul marciapiede può essere motivo di soddisfazione, schifo schifo non deve fare.

 

 

 

 

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