The-Godfather-318_-_Copy  È guardando i miei vicini del Raval, che ho capito due o tre cose sull’amore.

Vengono da paesi che ancora segregano abbastanza i giovani per sesso. Qualcuno dice che facciano lo stesso che noi in Italia fino a qualche anno fa, ma non è esatto: quando la segregazione è feroce, dovreste vedere che iniziativa prendono le ragazze!

Una volta ho dovuto aggiungere a facebook una di Karachi su preghiera di un amico pakistano, che voleva per forza trovarle un lavoro a Barcellona. Con ogni probabilità non l’aveva mai vista. Infatti lei oh, si è fotografata un po’ gli occhi, ha mostrato una mano carnosa piena di tatuaggi all’hénné, molto più belli di quelli che mi aveva fatto il mio ex del Kashmir, e ha fatto innamorare mezzo facebook delle parti sue. Poi ha annunciato il suo matrimonio (magari con un altro utente conquistato col kajal 2.0).

Un’altra, invece, dovevate vedere come tampinava l’ex del Kashmir di cui sopra! Telefonicamente, ovvio. Da noi una che scrive articoli sull’ammore (che non taggo per pudore) può ancora permettersi di buttare lì frasi tipo “Perché ci devi provare tu? Perché sei maschio”, senza essere eccessivamente spernacchiata.

E noi? Diciamo che paradossalmente critichiamo queste culture e magari rimpiangiamo gli amori dei nostri nonni e bisnonni, che duravano per sempre anche perché non c’era il divorzio (e tante nonne, ad andarsene di casa, non mangiavano).

Cioè, vogliamo proprio lo chaperon, le mani strette di nascosto, Michael Corleone e la sua Apollonia che passeggiano seguiti da uno stuolo di anziane vigili.

O magari vogliamo quello e anche il weekend targato Groupon, coi genitori che a trent’anni ormai ci dicono vai, vai, nella speranza che prima o poi ci sposiamo.

Fatto sta che questi amori “vecchio stile” ci sembrano più romantici di quello che abbiamo adesso, del frequentarsi senza impegno o andare a vivere insieme e vedere che succede…

Sì, ma avete notato una cosa? Erano tutte situazioni in cui gli innamorati si vedevano poco tempo.

E più stavano lontani e più si desideravano.

La norma era incontrarsi tra mille occhi attenti, conoscersi quel giusto che servisse a idealizzare l’altra persona senza farci un’idea troppo edulcorata dei suoi difetti, e concludere in fretta sto matrimonio, in modo che con un bimbo a cui badare non si avesse più tempo per starsi sul culo (caso mai ci fosse il pericolo).

Adesso che tutto ciò è stato sconvolto, ci si separa come se non ci fosse un domani.

Si stava meglio prima? L’amore, per funzionare, dev’essere un’illusione?

No. Ma forse l’amore come lo immaginiano noi lo è.

È un po’ l’aperitivo dell’amore come lo conoscono i giorni, la quotidianità spesa insieme sul serio. Quando finisce l’idealizzazione e comincia la conoscenza vera.

Se siamo fortunati scopriamo che più conosciamo l’altro e più non lo conosceremo mai davvero. E, invece di angosciarci, questa scoperta ci piacerà.

In caso contrario, tendiamo a scappare a gambe levate quando perdiamo ogni appiglio per le nostre illusioni.

In cerca di qualcuno che ce ne dia altre, e così via.

No, io un po’ li invidio, questi amori fatti di incontri segreti sulle scale e di sogni di fiori d’arancio. Dovevano essere molto eccitanti. Ma non li rimpiango.

Guardo gli amici che s’innamorano di una voce, di un paio di occhi bistrati e ora di una chat e mi chiedo quanto di quel feticcio se lo fabbrichino loro, e quanto lo possano spedire al mittente, una volta indossati i loro fastosi abiti nuziali.

E allora mi tengo la lenta traversata dei giorni, da vivere insieme sapendo che in qualche momento potrà finire. E godendomeli ancora di più, per questo.

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