Risultati immagini per broken vase funny  Insomma, avrete capito che ultimamente mi succedono disavventure la cui soluzione rientrerebbe facilmente nella categoria prevete ricchione, un rimedio tutto partenopeo che si utilizza come extrema ratio.

Ma ecco insorgere in me quel tentativo, a volte un po’ insano, di “ricavare qualcosa di buono in tutto il brutto che mi succede”. Stavolta ho ascoltato volentieri la petulante vocina costruttiva, perché in quest’occasione mi è sembrata una buona consigliera.

L’idea è: compenserò ogni colpo della sfiga con qualcosa di buono.

Che so, pensavo di cambiare casa definitivamente ed è in atto una seconda bolla immobiliare? Conferenzina! Con esperti nel settore che aiutino a capire, e la speranza di reclutare tra il pubblico chi abbia i miei stessi problemi.

Mi hanno negato l’accesso a un secondo dottorato, per meno di un punto di media? Oh, io un dottorato già ce l’ho, vediamo se mi accettano così a collaborare col dipartimento. Magari faccio le stesse esperienze senza dover scrivere un’altra tesi.

La lezione privata mi slitta di un’ora perché l’alunna ha scordato le chiavi al lavoro? Fantastico! Anticipo il mio dopolavoro al Buenas Migas, con scone ripieno e bibita intrugliosa. Così dopo la lezione filo subito a casa, che piove pure.

Insomma, compensare i dispiaceri piccoli e grandi, vedere se dalle loro ceneri ricaviamo almeno lisciva, per lavare via la sfiga.

È una bella operazione da fare, sempre che si verifichi una condizione: accettare il dispiacere per il calcio in culo che è. Non cercare di sotterrarlo nella “compensazione” che ci siamo inventati. Altrimenti, invece di essere costruttivo, diventerà un’ossessione. Come la vendetta che possiamo covare contro un collega che è stato ingiusto con noi, una fidanzata che ci ha lasciati all’improvviso, un parente serpente che si sia “messo di traverso” in questioni ereditarie.

Perderemo anni a roderci per la giustizia che pretendiamo di ottenere (che è diverso dal riconoscerci vittime d’ingiustizia). Finiremo per procurarci vendette effimere che non compensano la perdita d’autostima, perché quella possiamo sanarla solo noi. Capendo che un colloquio andato male non ci rende degli incapaci, al massimo può spronarci a formarci di più. Che una rottura sentimentale ha più a che vedere con fattori esterni, che con quei quattro errori che in ogni caso, a partire da questo momento, tenteremo di non ripetere.

Quando cercheremo una compensazione, invece che una vendetta, potremo davvero ottenerla.

È quello che ho scoperto con la crisi che ha provocato la “svolta” un po’ niuegge a questo blog: il desiderio che lo schifo che stessi vivendo mi procurasse qualcosa in più dei due pantaloni di taglia “skinny” che adesso giacciono inutilizzati nell’armadio.

È un po’ come le maledizioni degli antichi dei greci: non possono essere cancellate, ma si possono controbilanciare con un dono.

Tiresia maledetto da Era non potrà mai recuperare la vista, ma grazie ad Apollo avrà il dono del vaticinio.

Ecco, io non ci ho mai visto meglio di quando ho smesso di esigere vendetta, e ho cominciato a  concedermi il perdono.

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