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“Né rosa né azzurri”. Campagna del Comune di Barcellona. Perché tutti i bambini possano giocare a quel che vogliano.

 

Adesso mettetevi in questa situazione: cenone della Vigilia, cuginetti e nipotini che scartano i regali. Scoppia una mezza lite tra una bambina e suo fratello, che si contendono una cucina e delle macchinine. Intervengono i genitori e per placare gli animi non trovano niente di meglio che chiedere a lei: “Ma che fai, giochi con le cose dei maschi?”. E a lui: “Ti metti a fare i giochi delle femminucce?”. Così la bimba si accontenta della cucina e il fratello delle macchinine.

Immaginato la scena? Ok, adesso guardate questo video (per i più pigri, lo spoilero sotto il link):

http://www.fox32chicago.com/news/221294104-story

(Lavativi nati, eh? È la storia di due studenti americani che comunicano attraverso delle scritte su un banco in biblioteca, mentre un altro compagno sta progettando un massacro. Indovinate quale delle due storie tendiamo a notare, nel video. E con che conseguenze).

 

A parte l’idea curiosa che uno progetti un massacro solo perché gioca a fare la pistola con le dita, credo sia giusto guardare il quadro completo.

Perché è vero che, tra i due bambini privati del giocattolo, ancora pare “più ingiusto” che il cucinino se lo becchi lei. Ma a che prezzo, per il bambino? Quello di non giocare con la cucina oggi, non abbracciare i cuginetti maschi domani, magari credere che se piange sia un problema, e guai se gli piacciono le persone sbagliate, in futuro! O se non trova un lavoro “ben remunerato”.

Di questo padre, licenziato con una figlia malata che necessita di cure, mi colpisce soprattutto l’affermazione: “Un uomo senza lavoro non è niente!”. Nel caso di una donna, cosa ci mettereste? “Senza figli”, “senza bellezza”? Ma non è forse la stessa bugia?

Insomma, forse più che osservare un solo lato della storia, di solito quello della persona oppressa, sarebbe utile scoprire come veniamo educati tutti a discriminare per genere, etnia, classe sociale, fin dai regali di Natale che riceviamo da bambini.

Faremmo meglio a considerare come i rapporti economici e di potere di una società si traducano in questo o quel pregiudizio, nella discriminazione di una certa categoria (le donne, gli stranieri, i povery…), a patto che la categoria discriminante si accolli costrizioni non da poco. E le pene per chi sgarra vanno dall’esclusione dal gruppo all’irrisione (pensate agli sfottò a questo padre che si prende cura di sua figlia).

Attenzione: osservare il quadro generale non è giustificare. Non è trovare una scusa per chi si adagia nei suoi privilegi, e dimenticare chi ha avuto la parte peggiore nella distribuzione dei ruoli preconfezionati.

Capire perché non è “perdonare”, anzi: se la maggior parte dei critici letterari o musicali sono ex bambini bianchi e di ceto medio che hanno giocato solo con le macchinine, quali saranno i loro standard attuali (spacciati per universali) per considerare buono un artista? Chiedetelo non solo alle scrittrici, ma anche all’occasionale scrittore africano che approdi sugli scaffali europei, a patto di fornire una descrizione orientalista (o una denuncia sociale) della sua realtà.

È vero che Taylor Swift (intesa non come essere umano ma personaggio, marchio di fabbrica) e altre bambole confezionate a tavolino perdono valore commerciale se nella loro vita passano “troppi” uomini. Ma chi si ricorda di Rob Lowe , fidanzatino d’America espulso dalla scena cinematografica per un video porno? Oltre a dire “guardate cosa succede alle donne”, è interessante soffermarsi anche su come succeda alle donne e come agli uomini, e che colore della pelle e che origine abbiano queste donne e questi uomini.

Complicare il quadro non è affascinante come gridare allo scandalo, all’indignazione, specie se lo scandalo e l’indignazione sono sacrosanti.

Richiede tempo e pazienza come disfare una sciarpa, attività a cui i bambini di oggi non giocheranno mai perché ormai riservata a poche donne, considerate vecchie e incolte: si aprono i punti che bloccavano la trama e si scioglie man mano il filo, per riaccomodarlo in una nuova teoria, un modello che ci piaccia di più.

E peggio di una trama scontata ci sono solo dei modelli nuovi di zecca, ma senza alcuna fantasia.

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