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  1. Non importa quanti anni io abbia, in paese funziono come i vecchietti del film Risvegli. Ho sempre la stessa età di quando sono partita: 22 anni. Perché non faccio la vita sociale di una ventenne? Semplice: a vent’anni non ne avevo una! Il problema è quando mi metto a dire cose tipo: “Carino, il ragazzo del bar! Come mai non lo conoscevo?”. E poi, facendo due calcoli, scopro che potrebbe essere mio figlio.
  2. VeramÈnte! Hai voglia a barcamenarti tra l’accento spagnolo e l’italiano regionale, epurato da un vecchio corso di dizione… Quando c’è da cantare insieme al coro della parrocchia, sgamato in azione durante una passeggiata, le mie “e” aperte ritornano bassoliniane.
  3. Davanti a qualche vecchio cancello mi giro ancora guardinga, presagendo minacce ormai inesistenti. Probabilmente mi ricordo d’istinto di qualche antico cane ‘e canciello, figura mitologica metà loppide e metà fauci spalancate. Requie e pace, vecchio mio. Insegna agli angeli a latrare con gli stessi decibel di un allarme antifurto.
  4. Nun me piace, ‘o presepio. Niente, le tradizioni natalizie continuo a schifarle non poco. Fortuna che, per sopraggiunta anzianità dei “piccoli” di famiglia, non dobbiamo più seguirle come un tempo. Per esempio, i dessert mi sono sempre piaciuti morbidi e cioccolatosi (canditi o uvetta no, grazie), mentre i dolci di Natale che compra papà possono essere usati come corpo contundente per i ladri di capitoni (e questi ultimi, fosse per me, potrebbero campare cent’anni).
  5. Mi piace il paesello! (Che poi in fondo è un paesone). Non sono cieca, mi rendo conto che cambia, perfino in meglio. Ci sono portici, giardinetti, bar carini. Una coppia gay può addirittura passeggiare per il corso e tornare a casa con tutte le articolazioni a posto. C’è pure un commerciante pakistano che mi vende le spezie e il riso che piacciono a me, meravigliandosi del fatto che li conosca. Anche la mia vecchia chiesa si è data la ripulita del “Tutto cambia perché niente cambi”, portata da questo papa porteño che qui piace tanto. Ma i bambini del coro sembrano divertirsi un sacco, a cantare Tu scendi dalle stelle col berretto di Babbo Natale.
  6. Non sono la sola! Neanche i miei parenti conoscono tutte le strade del paese. Ok, nel mio caso è proprio ignoranza, mentre nel loro, magari, via Cavour è meglio nota come “addo’ sta ‘a baccalaiola”. Bel contrappasso per Cavour! Resta il fatto che a volte, per indicarmi una via precisa (il civico continua a essere pleonastico) devono cercarla su Google, come i comuni mortali. Non era possibile, che sapessero anche quelle stradine minuscole intorno al corso, col marciapiede ridotto a una base per i pali della luce. A proposito…
  7. Non riesco a camminare! Il suolo barcellonese sarà spesso monotono, ma in genere è comodissimo. In paese, qualunque paio di stivali indossi, rischio sempre di sbattere a terra come gli “amichetti del mare” che mi venivano a trovare con le scarpe buone. Ormai. per passare tra la barriera di auto e i marciapiedi ristretti di cui sopra, mi puntello contro il palo della luce in un accenno di lap-dance, che dicono mi riesca piuttosto bene.
  8. Ricordi! Si rivelano ancora più invadenti dei simpatici insettini neri nella mia dispensa barcellonese. Eventi di 8 anni fa mi sembrano risalire all’altro ieri. Ripenso all’improvviso a interrogazioni di grammatica sostenute con gente che adesso porta i figli a scuola. E che fine ha fatto quel vestito Phard per cui ho fatto la dieta un anno, pur d’indossarlo l’estate seguente? … Ovvio che mi starebbe ancora bene, malpensanti!
  9. Non sono più arrabbiata. Quando temevo di non partire mai, vivevo ogni cosa come una gabbia. Maledicevo chi non capisse che a 16 anni volessi uscire anche senza la scorta perenne del mio ragazzo (poi dicono il “mondo arabo”). Sorridevo avvelenata a chi mi offriva ridendo il suo casco, quando ero l’unica in auto con la cintura di sicurezza. E scherzavo sarcastica sull’ammore segreto che, piuttosto che finire con me, mi avrebbe piantata davanti all’altare, scappando col testimone gay. Adesso li guardo tutti con un sorriso indulgente, lo stesso che mi riservo specchiandomi, e mi dico che, anche a distanza, ne abbiamo passate delle belle. E ancora ne passeremo. Se no cosa avremmo da raccontarci, al prossimo struscio di Natale? Ma il prosecchino per brindare proprio no, mi ubriaco subito. Infatti, per chiudere in bellezza, bisogna ammettere che…
  10. Certe cose non cambiano mai. Tipo le figure di merda.

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