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Ogni giorno una gazzella si sveglia e sa che deve correre più veloce del leone, perché il kaffettino si fredda.

Ogni giorno un leone si sveglia e sa che deve correre più veloce della gazzella, perché bersi il kaffettino mentre cacci gazelle non è il massimo per lo stomaco.

Sì, anche io la sapevo un po’ diversa. Fin da quando l’ho letta per la prima volta, affissa alla parete del negozio in cui compravo le mie atroci ballerine da bimba, taglia 35.

Solo che da allora mi è venuta l’angoscia.

Già svegliarsi è una tragedia immane, specie per me che 9 su 10 non ho dormito.

Farlo con quest’idea postdarwiniana della vita come una lunga corsa per non farsi cacciare è veramente angosciante.

E infatti oggi mi sono fatta la domanda chiave: perché?

Perché mi devo alzare con la sensazione che quello che mi tocchi fuori dal letto sia una lotta per la sopravvivenza? Specie se consideriamo che chi lotta davvero per la sopravvivenza mi sputerebbe in faccia, se solo potesse raggiungermi.

Sarò stata male abituata dalle espressioni melodrammatiche del mio paese: penso a “prima o poi finirò di combattere”, detta dal cuoco della trattoria fuori l’università, o alla più antica “i tuoi vanno al lavoro per darti il pane”, ripetuta dal nonno (al che ero tentata di rivelare che mi bastassero la pasta e le patatine fritte). Parlando di kaffettini, lasciamo perdere, poi, quelli “amari come la vita”.

Insomma, l’idea è quella apocalittica di una lotta quotidiana dalla quale “mettermi al sicuro”. E invece no!

Oggi mi sono svegliata con la sensazione che mi aspettasse una bella giornata, da passare a lavorare a quello che nel bene e nel male mi sono scelta io, con occasionali ripensamenti su errori recenti di ogni genere (per esempio, se fate i pan di stelle SGUSCIATE le nocciole, pure se sono solo 30 grammi!). Ha aiutato la prospettiva di farmi un qualsiasi regalo: una passeggiata, un dolcetto dopo la lezione di oggi pomeriggio… Cose così.

Non sono venuti leoni né gazzelle a corrermi in camera, i miei problemi sono rimasti dov’erano, ma non farne il primo pensiero non li ha né risolti né aggravati.

Dovendo scegliere, dunque, ho mandato avanti il leone e la gazzella e mi sono goduta il kaffettino (decaffeinato, se no mi metto a correre pure io).

E i pan di stelle, gusci di nocciole a parte, non erano poi così male.

 

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