Risultati immagini per knitting Tranquilli, non mi lamenterò più di tutti i progetti che mi sono andati male negli ultimi mesi, guadagnandomi ad honorem il diploma in fallimento di Manuel Agnelli (arranco invece con la laurea per reagire). E prima di limitare di nuovo le mie citazioni a Tony Tammaro, volevo però condividere un pensiero su quanto stessi facendo prima che si mettessero in moto i vari progetti che non mi avrebbero portata in nessun posto.

  • Stavo scrivendo due libri, situazione insolita perché di solito mi dedico a una ciofeca impubblicabile alla volta. E, quel che è peggio, i risultati non mi dispiacevano.
  • Stavo facendo la calzetta. O meglio, imparando a lavorare a maglia. Per la gioia del mio migliore amico, che chiamava il risultato “i miei lunghi vermi di lana”. L’incoraggiamento innanzitutto!

Insomma, mi stavo dedicando a due attività apparentemente antitetiche (e invece molto simili, inevitabile pensare alla parola “trama”), prima che cominciassi a conciliare lo studio e il lavoro, che si sarebbero annullati a vicenda per risultati e prospettive. Oh, ma erano attività adulte, una remunerata e l’altra “con delle prospettive”. Mica come scrivere senza sapere se pubblicherò mai, o fare la casalinga disperata.

E invece, adesso che le attività adulte mi hanno lasciata a terra, mi ha fatto bene essere costretta a tornare al mio mondo domestico di capitoli scritti davanti a una tazza di tè, e nuovi serpenti di lana un po’ meno sbagliati di quelli dell’anno scorso.

C’è un’eterna tassonomia tra lavoro in casa e lavoro fuori casa, e tra lavoro remunerato o non remunerato. So che in tanti della mia generazione dobbiamo convivere con l’incredibile differenza tra le nostre aspettative e quello che stiamo facendo ora. Volevo solo dire che stiamo spesso rinunciando alle nostre passioni per cadere in trappole che comunque non ci pagano l’affitto. Tanto vale.

Sono stanca dell’idea di dover scegliere, di questa classificazione un po’ ipocrita tra cosa dia più prestigio e cosa no, cosa sia saggio e cosa assolutamente sconsiderato.

Ci sono cascata una volta, non lo faccio più.

E ai lavoretti che prendo adesso, in fondo non meno precari di quelli così saggi dell’anno scorso, chiedo come requisito principale di non portarmi via quello che mi serve davvero.

Fare ciò che voglio, finché ne ho la possibilità.

 

 

 

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