Risultati immagini per ossigeno Ho mandato a monte la riunione di condominio.

Si vedevano solo per parlare di un soffitto crollato. Il mio. Ho già detto che sono venuti due furgoncini di pompieri a puntellare le travi?

Eppure è saltata la riunione, perché non sapevo si tenesse. Mi era arrivata la mail, in uno di questi giorni in cui non so se, tra l’indipendenza mancata e un pestaggio della Policía Nacional, mi torna a casa il “coinquilino”: l’avevo presa per una comunicazione di routine, l’ennesimo preventivo del tecnico, e cestinata. Assente io, i miei vicini non avevano niente di cui discutere.

Ma non posso lamentarmi, sapete perché?

Perché intanto mi ha contattato Tina. Che vive a Pavia in una casa non sua, fa lavoretti da niente per mantenere due figli e, se le muoiono i padroni di casa, finisce in mezzo a una via. Perché mi ha scritto? Per la solita richiesta: “Mi puoi aiutare a trovare lavoro a Barcellona? Non ne posso più di questa vita”.

Essere scambiata per San Gennaro (o meglio, per la Madonna di Montserrat) è divertente quando mi succede col ventenne indeciso tra Barcellona e Berlino: quello vuole vitto e alloggio e un lavoro ben remunerato, magari senza sapere un’acca di spagnolo. Qualcuno particolarmente attraente mi ha dato a intendere che sarebbe stato disposto a immolarsi, chiedendomi un appuntamento “per parlare”. È un mondo difficile.

Il discorso cambia se a contattarmi è Marika, che deve trasferirsi con due bimbe mentre il marito non le potrà raggiungere subito. O Angela, napoletana “emigrante” che si è vista il negozio devastato dal terremoto, uno degli ultimi che hanno martoriato il centro Italia: “è stanca di essere un peso per i figli”, e a cinquant’anni passati cerca col marito un posto da cameriera, senza parlare nient’altro che l’italiano. O il siciliano di cinquantasei anni, “ma come vedete sono giovanile”, che in un post sulla pagina che modero si dichiara disposto a fare qualsiasi cosa pur di trasferirsi, e dalle foto capisci che è per mantenere una moglie un po’ più giovane e un bimbo avuto sulla quarantina inoltrata.

Solo che adesso non posso aiutare nessuno, neanche con quel poco di consigli e contatti che possiedo, se sto così rincoglionita da scambiare la convocazione di una riunione per un preventivo di lavori. Se dimentico per la prima volta in cinque anni di pubblicare sul blog nei giorni previsti, cosa che non ho omesso di fare neanche prima di un funerale. Se mi scervello sul soffitto crollato e il coinquilino spericolato e il Primer Ministro idiota e il re inqualificabile, e il President che lasciamo sta’, come se fossero questioni che io possa controllare.

E invece tutto ciò che sono in grado di gestire è la mia calma, e quelle due cose che posso fare per Tina, Marika, Angela, il signore giovanile.

Ma è come le istruzioni di sicurezza in aereo: mai mettere la mascherina dell’ossigeno agli altri prima di averla infilata noi.

Se no, oltre a finire male, non possiamo aiutare nessuno.

 

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