Risultati immagini per cuppinoFamiliare in due sensi: mi riferisco, infatti, a quelle parole ormai di uso quotidiano nella nostra minifamiglia di due cuori e una caldaia (quella nuovissima guai-a-chi-la-tocca della padrona di casa). Ma ultimamente abbiamo avuto allarmi più urgenti del micidiale código A08: falta de presión.

E se chiamassi il tecnico, gli farei lo stesso elenco che propongo qui sotto a voi.

Prima, però, me la tiro un po’ con Tucidide:

L’ordinario rapporto tra i nomi e gli atti rispettivamente espressi dal loro significato, cioè l’accezione consueta, fu stravolto e interpretato in chiave assolutamente arbitraria. La temerità irriflessiva acquistò il valore d’impeto eroico al sacrificio per la propria parte; la cautela accorta di maschera dolorosa, per panneggiare uno spirito vile. La prudenza fu ritenuta un ripiego per celare la paura, spregevole in un uomo; l’intelligenza sollecita a scrutare ogni piega di un problema fu spacciata per totale inettitudine all’azione.

Da Storie, III, 82

Dalle ‘n faccia, Tuci’! Ehm, scusate il mio (magno)greco. Possiamo cominciare:

  1. Unionista: prima non era così diffuso, mi azzardo a dire che non era neanche una parola. Ora lo siamo diventati tutti i non indepe, che saremmo di default per l’unità di Spagna. Logicamente ci sta, ma stento a sentirmi patriottica nei confronti di un paese in cui non ho mai sentito di abitare. Se non altro perché Barcellona, come tante metropoli, fa un po’ patria a sé. Per questo ci vivo.
  2. Eppaña: la Spagna secondo i detrattori. Lo trovo razzista perché sfotte l’accento andaluso. Trovo fuorviante anche pensare, come un amico dell’indepe di casa, che “los andaluces somos los únicos que tenemos derecho”. Però è vero che l’ultima frase va letta senza le s.
  3. La nonna del Quimet: molto citata dal commosso indepe di casa (d’ora in avanti idc). Poco dopo la votazione per l’indipendenza, il suo amico Quimet (nome prestatomi dalla senyora Rodoreda) ha telefonato la nonna lì fuori al Parlament e le ha gridato: “Iaia, ja som república!”. Devo dire che commuove perfino me il legame tra i giovani e i loro vecchi che, come la Pepita del mio racconto, ogni giorno della loro vita dovevano cantare Cara al Sol, come questi sobri difensori della democrazia contro il referendum. A una manifestazione indipendentista in cui mi ero intrufolata c’era un bel giovanotto barbuto col cartello “Va per tu, avi”. È per te, nonno. Non che consideri sano capitalizzare politicamente i rancori di quarant’anni di dittatura, quarant’anni fa. Lo prendo come un monito del fatto che, chiunque abbia provato a portare la democrazia, purtroppo ha lasciato le cose a metà.
  4. Socialdemocratica: io, secondo l’idc.
  5. Riformista: sempre io. Però credo lo dica a chiunque non conceda alla lotta armata, anche quella nostrana, “le sue buone ragioni”.
  6. “Por España yo mato”: cantata dal finto Rajoy de Los Morancos, che El Jueves in esclusiva indica come prossimi anchormen di TV3. Questa frasetta rassicurante mi viene in mente ogni volta che l’idc esce per fare l’osservatore dei diritti umani. Credo che lui mi venderebbe ai servizi segreti russi, notoriamente dietro tutto il suo movimento, pur di non ascoltare più il tormentone. Allora, per farlo contento, intono direttamente la canzone originale. In fondo parla di poliamore tamarro.
  7. Bootyfler: quando booty incontra botifler, più o meno “unionista di merda” secondo gli indepe, ricambiati con catalufos. Simpatico scherzo che mi fa ogni tanto l’idc per nominare il mio botifler preferito. Considerato tale, suppongo, perché non sta fuori a una piazza con tre bandiere estelades intorno al collo a mo’ di mantello di Superman. Sta di fatto che è sempre più bello.
  8. Frangettanera: la donna per cui l’idc non dico che mi tradirà, perché “monogàmia és capitalisme” (sic), ma baratterà le nostre quattro mura con una simpatica cameretta piena di poster di Anna Gabriel. In realtà a lui piacerebbe che fosse proprio Anna Gabriel, ma, anche nella repubblica catalana, non proprio tot és possible. A volte gliela canto proprio: “Frangetta nera, bella cuppina…”. Il che ci rimanda al prossimo termine.
  9. Cuppino: l’idc in persona. Mia traduzione di cupaire, persona che sostiene la CUP. In napoletano, come avrete capito dall’immagine, significa mestolo. Lo so, mi diverto con poco. D’altronde sono una socialdemocratica democristiana riformista, tutto insieme.
  10. Fozza Napoli! : (sempre!) la mia risposta a qualsiasi slogan si reciti in casa mentre cucino. Sarò anche qualunquista? Nel dubbio, in questi casi, aggiungo al piatto quel chilo di sale in più che, secondo l’idc, avrei messo lo stesso. Volgari insinuazioni.

Ho già dichiarato che “Francesco! Francesco!” gridato in mezzo alla strada lo lascio a Nannarella, e a circostanze ben più tragiche. Al massimo mi affaccio alla finestra e urlo: “Sta ccà, purtatevillo!”.

Mancherebbe anche Io speriamo che me la cavo, ma quello è a prescindere.

 

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