A Marsiglia scatti foto indisturbata :)*

Dai, scambiamocele come le figurine Panini!

Le mie mi sono venute in mente ieri, mentre pensavo che Marsiglia, a parte un vecchietto col bastone, due hipster e un tizio che mi ha invitata a salire in macchina, si è rivelata più tranquilla di Parigi, dove sono stata fermata di continuo e inseguita cinque volte: in quattro casi dalle stesse persone, e in uno da una sorta di baby-gang, che si è appostata fuori al supermercato in cui mi ero rifugiata, mentre il mio “spasimante” mi tampinava tra gli scaffali**.

Per questo e altri casi, ecco la mia top 5 dei metodi per lasciarmi dietro questi inqualificabili!

5. Prenderli a male parole. Questo metodo sottile si basa sul principio per cui, in certi casi, “non fare niente” è peggio di esporsi a un possibile pericolo. Da tentare soprattutto se ci inseguono e ci sono altre persone in giro. L’inconveniente: non sappiamo come l’altro reagirà, e l’empowerment è buono e caro finché non dà per scontato che abbiamo voglia di litigare ogni giorno. Il consiglio: in caso d’inseguimento, una buona alternativa “muta” è aspettare che altri passanti ci si accostino, per poi fermarci di botto, con sguardo di riprovazione. L’altro, improvvisamente guardato da tutti i presenti, proseguirà per la sua strada. Se non lo fa, seguiremo noi quella degli altri passanti.

4. “I don’t hablo tu idioma”. Questa dovete dirla di fretta, e filare via prima che il rattuso capisca cosa gli state raccontando. L’inconveniente: “Do you speak English?”. Il consiglio: a questo punto passate al napoletano, anche due parole basteranno.

3. Fingere di bussare al primo campanello. Questa l’ho fatta quando proprio mi sono detta “Vi ho voluti bene”. Tipo in paese, quando temevo rapine, o a Trapani, con un tizio che, dopo avermi detto qualcosa d’incomprensibile, mi ha seguita per tutta una salita deserta e arroventata dal sole. Quando mi ha visto fingere di bussare alla prima casa, se l’è filata. L’inconveniente: spero che gli occupanti della casa non abbiano avuto fastidi, ma oh, da quel viaggio volevo tornarci. Il consiglio: giratevi di 3/4 per vedere se funziona e, se non è così, bussate davvero.

2. Evitare il contatto visivo. No, non è il “testa alta e occhi bassi”, e non lo amo come stratagemma, perché sono più per l’occhiataccia che li fa ironizzare: “Oooh, attenti che morde!”. Però confesso che mi ha aiutato in casi tipo: intera spianata di giovani uomini che, se non dicevano niente a ogni donna che passava, facevano “la figura dei ricchioni”. L’inconveniente: potrebbero seguirvi offesi perché non li avete nemmeno guardati, ma a questo punto ricorrerei allo stratagemma 4. Il consiglio: mostratevi intente a osservare strade e panorami. Ma date l’aria di sapere benissimo dove andare!

1. Sfanculare con dolcezza. E adesso rileggetelo immaginandovi cuoricini sparsi e orsacchiotti pucciosi. È un misto della 2 e della 4, con in più due parole appena sussurrate: tipo quella cosa che biascicate al posto di “condoglianze”, e i parenti del morto vi ringraziano lo stesso. L’idea è guardarlo un secondo, fare un sorriso rapido e dire qualcosa d’incomprensibile che suggerisca che: a) dovete andare con urgenza da qualche parte; b) in ogni caso, non parlavate la sua lingua; c) e comunque non c’era trippa per gatti. L’inconveniente: tutto questo è ridicolo, lo so. Se lo pensate anche voi, utilizzate pure il numero 5, con gli accorgimenti del caso. Il consiglio: se però andate di fretta, non c’è niente di meglio.

Il principio è: per loro siete uno specchio. Io stessa, per una sorta di scommessa “se vado io da quello che mi piace vai anche tu dalla tua”, ho abbordato in un locale: in quel caso era più che evidente che fossimo lì per divertirci e, magari, conoscere gente interessata a noi. Ma per pensare di potervi fermare con parole esplicite in strada, territorio in cui tra uomini ci si scusa anche solo per chiedere l’ora, devono credere di aver le idee molto chiare su quanto siate disponibili (a volte bastano le caviglie scoperte). O su quanto gli metterete i bastoni tra le ruote, facendoli sentire, in caso di successo, dei veri sciupafemmine.

La numero 1 non smentisce apertamente le loro ipotesi, ma vi permette di andarvene in fretta per la vostra strada.

Perché, come si diceva sopra, a volte vogliamo solo far valere il nostro diritto di andare dove vogliamo, senza che nessuno ci rompa.

In attesa che si verifichi anche la seconda condizione, buona estate! Viaggiate tanto in barba a chi vi vuole in casa “perché fuori è pericoloso”.

E imparate il napoletano!

(Una grande che sfotte un classico)

 

*Foto scattata seduta sul molo del porto vecchio, un anno dopo aver tentato invano di fare altrettanto, indisturbata, sui canali del XIX arrondissement di Parigi. Mi è riuscito solo una volta, ma la colonnetta a cui ero appoggiata puzzava di piscio.

** Peraltro, l’unico dalla pelle nera era un evidente squilibrato, il che mi porta a pensare che forse, nel curioso galateo del latin-lover europeo, non tutti hanno il “diritto” di stalkerare e passare per “uno che chiede soltanto, è che voi donne del sud d’Europa non siete aperte come quelle del Nord”. Se la pensate così e capite lo spagnolo, guardatevi questa conferenza sul mito della svedese e il latin-lover iberico. E continuo a non capire come faccia, chi si mobilita contro il razzismo, a non farlo anche contro il sessismo (scusate la parolaccia).

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