Related image E anche questo gennaio, se lo semo tolto ecc. Dai, che a volte sembra perfino peggio di Natale (e so che siamo alla fantascienza). Ma per me, forse per i tempi un po’… movimentati che l’hanno preceduto, il primo mese dell’anno è stato piacevole come l’odore di vernice fresca, che manco a dirlo io adoro.

E non so voi ma, se non ho adorato anche questo gennaio, almeno l’ho stimato cordialmente. Il periodo trascorso in paese mi ha visto ormai riabituare al pensiero, che credevo obsoleto, di essere quella strana, magari perché non credevo che “gli zingari rubano”, o non sempre sorridevo paziente quando mi si offriva un pezzo di carne, o addirittura non prendevo bene un “Quando sarai madre capirai”, e in tal caso ero perfino convinta che l’intollerante non fossi io. Ma attendo al varco i miei detrattori tra i “ricchiuncielle” di Sitges e le lasagne vegetali, poi parleremo di nuovo di chi sono “quelli strani”.

Anche perché la parte trascorsa a Barcellona è stata la prima tranquilla dopo tanto tempo, quella in cui ho raccolto i frutti delle acrobazie fatte in precedenza, e ho atteso con relativa serenità notizie sulla mia preoccupazione del momento: le tasse sulla casa! Ed è un lusso, lo so, specie di questi tempi, avere quelle come pensiero più inquietante.

E poi, a farmi compagnia nelle insonnie post-labirintite, c’è stato Pierre di Guerra e Pace, che descritto così pare un personaggio della De Filippi. Ma a lui, per imparare a campare, ci è voluto “ben altro” che i consigli di Tina Cipollari (“No, Maria, io esco!”). A dir la verità, a momenti non gli bastavano l’esercito napoleonico, l’incendio di Mosca, la deportazione, e la morte dei suoi migliori amici, tra cui il saggio – e mefitico – Platon Karataev, che ho scoperto essere un idolo degli eccentrici anarchici russi. Ma lo ringrazio di cuore per aver affrontato tutta ‘sta roba al posto mio, perché adesso, bontà sua, mi consente di prendere nota dei risultati:

Proprio ciò che prima lo angosciava, ciò di cui era costantemente alla ricerca – lo scopo della vita – ora per lui non esisteva. […] Prima lo aveva cercato negli scopi che si prefiggeva.  […] Ora invece aveva imparato a vedere il grande, l’eterno e l’infinito in tutto e perciò, per vederlo, per godere della sua contemplazione, in modo del tutto naturale aveva gettato via il cannocchiale con cui sino ad allora aveva guardato al di sopra delle teste degli uomini, e contemplava con gioia intorno a sé la vita eternamente mutevole, eternamente grande, incomprensibile e infinita. E quanto più da vicino la guardava, tanto più si sentiva tranquillo e felice.