MUCEM. La mia parte preferita di Marsiglia, dopo quella delle foto precedenti!

Per esempio paragono spesso le città a Napoli, per vedere quanto ci mettono ad arrivarci!

Tempo fa una ricevitoria di Barcellona proponeva: “Giocati il numero che hai sognato!”. Ci siamo quasi, ho pensato, adesso si tratta solo di capire che non è necessario sognarsi proprio il numero: basta ricavare un numero dal sogno!

A Marsiglia, invece, trovavo un sacco di gente seduta fuori alle scale del mio palazzo, e di quelli limitrofi: fantastico! Ora ripetete l’operazione, ma portandovi dietro una sedia e facendo capannello.

Scherzi a parte, il confronto dell’esercizio creativo di domenica scorsa non era tra città: già, perché durante il mio soggiorno a Marsiglia il club di scrittura ha continuato le operazioni, mentre io seguivo a distanza. Di cosa si trattava? Dopo tutta ‘sta premessa, forse avrete indovinato: di fare paragoni a cazzo di cane!

La consegna, in effetti, era di andare all’appuntamento domenicale con un oggetto importante per noi, che avesse un valore sentimentale notevole, o giù di lì (e io in valigia avevo giusto la camicia da notte estiva di mia nonna). Per i primi cinque minuti avremmo dovuto pensare al solito problema annoso che ci tormentava, e descriverlo per iscritto secondo le cinque W del giornalismo anglosassone, messe anche in ordine sparso: di che si tratta, chi coinvolge, quando, dove e perché. Poi dovevamo fare una lunga pausa, magari prendere un caffè, e tornando a scrivere dovevamo concentrarci sull’oggetto prescelto: per cinque minuti, avremmo dovuto fare una lista di “fatti” sull’oggetto. Cos’è, perché è importante per noi, che ne pensano altri ecc. Ehi, che fate lì impalati? Problema, oggetto e lista subito!

(NB: Uso il condizionale per le consegne sull’esercizio, perché come sapete io le sbaglio, ma mi viene bene lo stesso!)

Una volta ottenuti la descrizione del problema e la lista dell’oggetto, si procedeva al bello del gioco: la comparazione! Sì, con la solita metodologia René Ferretti: si trattava di riprendere gli appunti sul problema e paragonarli con ogni punto della lista relativa all’oggetto. Eeeh? Eh, lo so, come termini di paragone non hanno niente a che vedere! Ma questo è il bello. Si scopre ad esempio che la camicia da notte della nonna è antica ma tiene fresche, e l’idea di una famiglia… Pure è antica, ma fresche fresche proprio non tiene!

Insomma, per quanto siano improbabili i paragoni, vi portano qualcosa di nuovo alla visione del problema? No? Allora cambiate oggetto: per il creatore dell’esercizio si tratta di ripeterlo finché non serve a qualcosa. A me, però, è stato utile da subito, e infatti, nell’ultima parte dell’operazione (“Buttate giù in cinque minuti cosa avete imparato dal paragone di prima”), ho scritto: “In un certo momento della mia vita ho fatto determinati progetti a cui mi sono attaccata come una cozza allo scoglio. Adesso si tratta di vedere in questo momento se ce ne siano altri, più adeguati”. Non farò certo la volpe e l’uva, ma è vero che, quando ci fossilizziamo su un’idea di futuro, ci perdiamo tutti gli stimoli del presente che ci porterebbero altrove.

E come scaturiscono certe riflessioni, direte voi, dal confronto con una camicia da notte?

Beh, proprio perché il confronto è improbabile, ci costringiamo a vedere le cose da una prospettiva del tutto inedita, a cui non saremmo mai arrivati seguendo le vie della logica comune. Ahò, non guardate me: relata refero.

E poi ho trovato l’esercizio uno dei pochi momenti costruttivi in una settimana che mi ha dato un’unica, utilissima informazione: Marsiglia non fa per me. Mi piace sotto molti aspetti, ma, parlando di progetti iniziali che si modificano, la persona che sono diventata ha bisogno sì di un ambiente variegato, ma vuole anche la parvenza di ordine di Barcellona, del suo simulacro di efficienza in salsa mediterranea.

I paragoni a volte sono un mezzo ingrato per accorgerci di certe cose: ad esempio, ci rendiamo conto dell’importanza di una casa, di un lavoro, di una persona, quando i nuovi progetti più glamour che li hanno rimpiazzati non si rivelano altrettanto accoglienti.

È anche vero che tendiamo a idealizzare quello che non abbiamo più, dimenticandoci dei motivi per cui non ce l’abbiamo. Ma tutto è relativo, e dalla comparazione nasce tutto.

A questo punto, darei una chance anche a una vecchia camicia da notte.

 

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