Il mio nuovo smalto: in foto compare anche la crema di nocciole, perché almeno una cosa bella ci doveva stare!

Ci risiamo: la crisi è cominciata quando, rovistando senza guardare in un cassetto, mi è sembrato di pescarci un reggiseno, e invece era una mascherina sagomata per gli occhi.

Ok, la taglia sarebbe più o meno la stessa del reggiseno, se ne possedessi ancora uno, ma questo vi dà l’idea di un fenomeno che mi capita a fine estate: prima mi rincoglionisco, poi mi ammalo. Non necessariamente in quest’ordine, che il primo processo è in fase avanzata da tempo.

Ma sul serio, io saluto l’estate con una bella botta di paracetamolo, e un ameno confinamiento nel letto di casa. Sarà la misteriosa erbaccia che mi rende allergica tutto l’anno, e fiorisce nei mesi più strani. Sarà la mia sensibilità agli sbalzi di temperatura… Solo che, vi rendete conto di cosa significhi ammalarmi ora? Ritrovarmi con difficoltà a respirare e pizzicorini alla gola, e qualche decimo in più di temperatura… Vi ricorda qualcosa? Il mio coinquilino mi ha già preannunciato che mi farò il tampone, e non è un consiglio ma un ordine. Per l’occasione, anzi, se lo farà anche lui.

La serenità, gente, la serenità da ritorno dalle vacanze. Specie adesso che il Portal de l’Àngel è tornato alla sua versione affollata anziché no, con una variante: al posto delle orde barbariche estive c’è la folla contenuta che ci si potrebbe trovare, diciamo, un sabato di novembre. Perlopiù autoctona.

La differenza è che, invece di turisti che vagano pieni di buste di Zara o in preda a una sbronza epocale, a intralciarti il cammino sono ragazzette che ci hanno messo trent’anni a comprarsi quell’unico costumino in saldi, che trasportano in una borsetta lillipuziana (la crisi picchia duro, così come la pressione estetica). Oppure ti ritrovi una ventenne che sosta cinque minuti di orologio davanti ai rossetti a tre euro l’uno di Hema, e gliene vorresti regalare un paio tu, purché si schiodi da lì. Ma non ci sono tester, ovviamente, la Nostra deve andare a fiducia. Il fatto è che, fatemi passare almeno questa boutade, al momento di spendere in amenità molti autoctoni fanno sempre come se ci fosse appena stata la crisi del ’29: e ti credo, con la discrepanza che c’è tra gli affitti e gli stipendi dei gggiovani locali. I poveracci sono pure tagliati fuori dai lavori sopra i mille euro delle multinazionali, che cercano perlopiù gente che parli alla perfezione una o due lingue non autoctone. In tempi non sospetti, anche un amico della Fiera vegana scherzava sull’esigenza di cercarsi acquirenti diversi dalla cosplay che indugiava mezz’ora davanti a delle pizzette sotto i due euro, e poi neanche le comprava.

Adesso c’è da vedere come e quando si rifarà una fiera vegana a Barcellona.

A proposito, comunque: da Hema alla fine ho preso l’unico smalto che fosse certificato come vegano nel raggio di un chilometro. Coi colori avevo proprio l’imbarazzo della scelta: rosa coi glitter, marrone metallizzato e fucsia “tramonto sotto acidi”. Ho preso il rosa. Avevo ancora dei lividi sull’alluce destro, per la prima passeggiata di un’ora che ho fatto quando si è allentata un po’ la quarantena: i miei piedi sono come la mia memoria, non perdonano.

Lo so, non si applica così: ma l’ultima volta che l’ho fatto avevo una salopette di vellutino, e alle mie spalle la Kelly Taylor di Frattamaggiore sussurrava a Donna che avevo uno smalto terribile. Non sapeva che avessi un udito bionico, e comunque era scema.

Dunque, ho buone notizie. Potrete ammirare il mio smalto inguardabile finché non troveremo una risposta alla domanda generale: torneremo in casa? I casi aumentano, così come lo fa la gente in strada, di ritorno dalle vacanze. Passerò altre giornate a passeggiare al massimo sui pedali del mio step? O mi distruggerò di nuovo i piedi ultrasensibili nell’unica ora d’aria della giornata?

Ho amiche terrorizzate al solo pensiero, ma io in realtà non me ne preoccupo più di tanto: so è un privilegio anche questo, poter lavorare da casa. Così sono concessa tutte le tentazioni del caso: lo smalto inguardabile; gli unici sandali vegani decenti in saldi; una crema alle nocciole che Nutella scansati, comprata a dieci unità alla volta sul sito che ti fa risparmiare due euro a barattolo, rispetto al nefasto Veritas.

Ero una drogata di Nutella, ma questa la batte su tutta la linea.

Se ci rinchiudono ancora in casa, vorrà dire che tutti i miei epic fail, per utilizzare un linguaggio giovanilistico, avverranno senza pubblico, oppure che mi farò cadere in diretta i capelli nel maldestro tentativo di ossigenarli, e mi segnaleranno per questo a Brad Mondo. Oppure l’evento della settimana, nell’appartamento, sarà di nuovo la consegna dei pacchetti all’inquilino scozzese, che la sera si ubriaca. Allora scatterà l’indovinello: cosa avrà ordinato stavolta il tapino su Amazon, alle tre di notte, per poi scordarsene cinque minuti dopo?

Questi non valgono, vero, come riflessi rosa?

Ma come vi dicevo, per la vostra gioia potrete ammirare ancora per un po’ i miei riflessi rosa sbiadito, e le mie unghie glitterate, con lo smalto che per qualche motivo misterioso mi è finito pure sul palmo della mano. È che la consistenza è cambiata tantissimo, dall’ultima volta che ne ho usato uno! Vabbè che forse erano gli anni ’90.

Qualsiasi cosa succeda, ribadisco: la quarantena mi ha insegnato tante cose, ma quella fondamentale è che, in caso di bisogno, i meccanismi di sempre si squadernano, perché è ciò che deve succedere in quel momento. E il bello è che riusciamo a farlo. Riusciamo a creare reti per trovare casa e lavoro a chi ne viene privato proprio adesso, o a convivere di nuovo con un ex sfrattato dall’esigenza di avere almeno una finestra in camera (complicato a Barcellona), e dalle scuole di lingue che chiudono senza preavviso. Oppure salutiamo per due mesi il fidanzato con PTSD che ha bisogno di fare il vagabondo ogni tanto (e ci scriviamo pure un romanzo, anche se difficilmente verrà pubblicato da qualche parte…).

Scusate se lo ripeto fino alla noia, ma da questa situazione ne usciremo soltanto insieme.

Non c’è molto altro da aggiungere. A parte la domanda: come diavolo mi è finito lo smalto anche sulle caviglie?