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A diciannove anni avevo una fascinazione per due personaggini dalla vita facile facile: Giovanna D’Arco e Antinoo, il giovane amante dell’imperatore Adriano.

Perché? Vabbè, Giovanna D’Arco che ve lo dico a fare: “La prima femminista a bruciare il reggiseno!” (e giù matte risate). Antinoo, invece, era il primo personaggio storico di cui guardavo le statue e capivo che, al contrario degli apolli e degli efebici cupidi, era esistito davvero: ed era bono pure per una coetanea del 2000! Mi piaceva che un personaggio realmente esistito uscisse bene dalla prova statua di marmo (che, come ben sa Pompeo Magno, è molto più impietosa della prova costume). Forse cercavo io la prova che la realtà non sfigurasse poi tanto, rispetto al mio mondo ideeeaaal.

Adesso arriva il momento quiz (*inforca gli occhiali*): per un milione di pernacchie, cos’hanno in comune Giovanna D’Arco e Antinoo, che mi piacevano a diciannove anni? (… musica di suspensela musica si intensifica…) Indovinato! Sono morti entrambi a diciannove anni.

Io invece, con tutte le arie che mi davo da Rimbaud de noantri, oggi di anni ne compio quaranta.

Cosa ho fatto male? Oppure cosa ho fatto bene, a seconda di come la si guardi? Secondo me, ho la risposta a entrambe le domande: mi sono adattata. Vi suona familiare, vero? Perché è una cosa che prima o poi facciamo, come giurava un vittoriano che studiava iguane. Io sono passata dal caso umano che ero nei primi due decenni di vita (una ragazzetta scollata dal mondo che passava l’esistenza tra i libri), alla grande scrittrice e brillante socialite che conoscete e amate al giorno d’oggi! No, niente flash per favore, e per gli autografi dopo, grazie.

Scherzi a parte, volevo sottolineare che l’insegnamento principale di questi quarant’anni è stato uno solo: la conosceza è potere. È una realtà così banale che non ce ne ricordiamo mai abbastanza. Allora, per rendermi utile in questo mio giorno di festa, ve lo ricordo io. Perché, sapete, negli anni fondamentali per il mio sviluppo mi sono arrivati i seguenti messaggi, che vi ripropongo per vedere se vi ci trovate:

  • ci sono lingue di serie A e lingue di serie B: quella del verdummaro (ortolano in napoletano) è di serie B;
  • però non ci sono “razze superiori”, solo che alcuni popoli vanno aiutati a casa loro (*e scatta subito We Are The World*);
  • c’è una sola vera religione, e chi non la segue si frega;
  • infatti, la storia ha punito i “giudei” perché hanno ammazzato Cristo: pure se il compagno di quarantena, giudeo britannico pel di carota, giura e spergiura che It was an accident!;
  • donne e uomini, gli unici due generi possibili, sono opposti e complementari;
  • le donne hanno l’aspirazione a essere mamme perché è nella loro natura, e in effetti è per quello che cercano gli uomini, perché il piacere femminile è una cosa misteriosiiissiiimaaa;
  • a proposito, è naturale che i sessi si cerchino, perché tutti tuttissimi hanno bisogno di qualcuno da amare, nel senso proprio di Romeo e Giulietta: al massimo ci sono quelli chiamati da Dio, che sono suore e preti;
  • a proposito, suore e preti ti possono picchiare come se fossero i tuoi genitori, che dal canto loro sono autorizzati a tirarti qualche scapaccione, per il tuo bene: tranqui, fa più male a loro che a te;
  • se è per questo, suore e preti, e perfetti sconosciuti che stiano simpatici ai tuoi, ti possono anche abbracciare e dare i bacetti come se fossero mamma e papà: soprattutto i preti. Anzi, fatto da loro è un onore.

Per questo dico che, a parte certe vicende incresciose dell’ultimo anno, sono intrigata dall’epoca in cui vivo, anche se so quale immenso privilegio costituisca questa affermazione: vedo gli stessi problemi di merda di epoche precedenti (qualcuno in più, qualcuno in meno), ma anche tanti aspetti che mi affascinano. Dai canali YouTube che smontano miti sulla religione alle donne che ricordano al mondo che El violador eres tú, la vituperata tecnologia mi ha aiutato tantissimo, in più ambiti: che si trattasse di istruirmi senza uscire di casa, di cambiare naso per un anno senza rimetterci un rene, o di contattare in un nanosecondo, e gratis, le amicizie lontane (*Mario Merola intensifies*). E sì, ho fatto pure in tempo a scrivere lettere, quindi posso dire senza problemi che mi piace mandare WhatsApp così come mi piaceva, un quarto di secolo fa, attendere tre settimane per una risposta dal Nord Italia.

Insomma, quando sono nata l’idea era che a quarant’anni sarei stata una di queste tre cose: una moglie e madre esemplare, con un orario di lavoro che mi permettesse di rincasare in tempo per buttare la pasta; una zitella delusa dal mondo, ma per quello dovevo proprio essere brutta e intelligente; una suora.

Adesso sono una donna che ha vissuto due volte, e oggi va per la terza. Quante volte potrò dire questa frase, in vita mia?

Grazie per accompagnarmi in questa nuova avventura! Nonostante tutto, vediamocene bene.

(Scusate, ma questa canzone mi faceva arrabbiare a diciannove anni, perché Alanis non era più arrabbiata: quindi ci sta che la metta ora. Anche se io resto felicemente furiosa quando serve!)