La Mejor Tarta Barcelona - Pastelería Chök Barcelona
La torta che ho preparato con le mie manin… Ok, l’ho comprata da Chök! La foto è sulla loro pagina ufficiale.

Tadaaan! Il compagno di quarantena mi torna a casa nel momento meno adeguato per l’organizzazione della sua semi-festa a sorpresa. Che poi sarebbe la cosa che vi spiego qua sotto.

Festa a sorpresa: quando non hai idea che stanno tramando per organizzarti il festino (oppure l’hai capito benissimo, ma fai finta di niente).

Semi-festa a sorpresa: quando ti fanno credere che festeggerai giusto con un sacchetto di patatine e tre invitati in croce, ma in realtà ti stanno organizzando un festone che Vatel scansati.

Vabbè, io al massimo avrei fatto comparire il mio chef vegano preferito, con le opportune vettovaglie (avevo già due Mate Cola in frigo per me e lo chef, che non beviamo) e al momento giusto avrei tirato fuori due tortine di Chök, ciascuna con sopra una candelina a forma di numero. Però ‘ste torte le dovevo pure andare a comprare, a un certo punto! E invece, il festeggiato mi è rincasato giusto a ora di pranzo: “Voglio mangiare con te”. Poco male: l’ho portato a provare una pizza gourmet, o almeno molto hipster (io ho ordinato una focaccia, e l’ho pucciata nelle salse dell’antipasto!), poi me ne sono scappata con la scusa di fare una spesa veloce “prima del trattamento alle occhiaie”. Ovviamente, mi avevano messo l’appuntamento proprio quel pomeriggio (per le tette a fiori niente da fare, ma sto trattando per avercele almeno rotanti, come Venus di Mazinga). Insomma, tutto il giorno a correre, a pranzo una focaccia hipster pucciata nella tahina, e dopo… non ci vedevo più dal futuro!

Sì, perché ieri mattina mi stavo ancora arripigliando per la festa (riuscitissima, per fortuna), quando Martin Seligman, nei miei corsi online, mi ha svoltato la giornata. La psicologia moderna, argomentava il prof., si basa su un fondamento in particolare: decostruire il passato. (Già, pensavo, oppure “vivere nel presente”, come tutte le correnti che ruotano intorno al mindfulness). E invece, argomentava Seligman, il nostro cervello funziona in modo completamente diverso: è sempre proiettato al futuro. A quel punto, ho pensato alla corsa a ostacoli che era stata la festa a sorpresa, con me a lanciarmi sempre verso la prossima tappa della giornata: ua’, quanto era vero!

Anche i ricordi, insisteva Seligman: a che ci servono, nella loro funzione primaria? A prepararci al futuro, registrando errori e memorizzando comportamenti vantaggiosi. E ci credo, povero cervello! È dovuto sopravvivere a condizioni che manco la fila per il firmacopie alla Fnac, il giorno di Sant Jordi… La questione è: adesso che a sbranarci le gonadi non ci pensano i grandi predatori, ma i treni in ritardo, ci fa così bene pensare al futuro in maniera tanto ansiogena? Nah, anzi: ormai moriamo più di stress che di glaciazioni assortite. Però non è che la cosa si risolva decostruendo il passato o “vivendo nel presente”, se poi la nostra testa già sta pensando a cosa mangeremo tra un’ora (ok, l’esempio è molto personale).

Invece di provare a correggere questo impulso umano alla “proiezione”, non faremmo meglio a renderlo qualcosa di meno doloroso, ansiogeno e limitante? La psicologia, per Seligman, dovrebbe conferire gli strumenti per rafforzare la fiducia nelle proprie capacità e strategie, e accettare che le principali questioni che ci preoccupano sono indipendenti dalla nostra volontà. Morire, moriamo uguale. Il lavoro oggi sembra una gentile concessione (semmai organizziamoci per cambiare la situazione!). La coppietta barricata dentro Chök ci metterà mezz’ora a scegliere su quale ciambella investire i suoi preziosi tre euro e novantacinque, che tirerà fuori in monete di due centesimi, mentre io e altre quattro persone ce ne stiamo a schiumare fuori dal negozio in mascherina. Posso mai entrare con un bazooka, o comprare io il donut ai piccioncini e schiaffarglielo in bocca?

Nah. Mi sarei risparmiata la metà dello stress se, invece di pensare occazzo non arriverò mai in tempo alla clinica estetica dopo la corsa in pasticceria, mi fossi resa conto che gli orari non si sovrapponevano poi tanto, che in altri casi ce l’avevo fatta benissimo, e che comunque la semi-festa a sorpresa era per un inglese, quindi già era tanto che i sacchetti di patatine fossero più di uno!

Infatti, proprio mentre io stavo a sentire Seligman, il compagno di quarantena scriveva alla sorella, nella sua prosa vittoriana, che si sarebbe benissimo accontentato di due birre e una chiacchiera con gli amici: a quanto pare, però, gli italiani consideravano quest’ultima una prospettiva esecrabile, e forse era tutta qui la differenza tra Brit e Lat (per lui io sarei latina, nel senso di Giulio Cesare).

Insomma, approfondirò le teorie di Seligman sul futuro, ma comincio già a prevedere il mio, di avvenire: d’ora in poi le feste a sorpresa consisteranno in un ascensore party, con una carota cruda da sgranocchiare. E il regalo per l’organizzatrice (che istituisco seduta stante) sarà l’accaparramento infinito del divano di casa.