Nooo, il Pride! Come ho fatto a scordarmene?

Eppure, durante la mia spedizione serale al supermercato, incrocio gente vestita stile bondage, o con t-shirt colorate che esibiscono simboli femministi… L’amico esperto in manifestazioni, che faccio per contattare subito, mi ha appena battuto sul tempo per raccontarmi con quali mirabolanti composizioni poliamorose sia riuscito ad approdare al Pride. Sta’ a vedere che solo io non ne sapevo niente!

Vabbè, sono su via Laietana: il comune, da sempre capolina del Pride, è a due passi. Il tempo di fare questa spesa velocissima, e… Ma chi trovo a monopolizzare l’unica cassa ancora aperta? La coppia di mezza età con la sporta della spesa! Che, a caccia costante di offerte speciali, occupa un girone a parte nel mio personale inferno barcellonese, specie se abbinata alla cassiera che si fa un punto d’onore di smentire i cliché sulla scarsa loquacità locale: una causa, peraltro, piuttosto comune alla sua categoria. La fila si è ormai triplicata quando la fanciulla smette il catalano, con cui scherzava senza fretta insieme alla coppia, e passa allo spagnolo, gentile ma spiccio, che riserva a noi hipster in fila con tre articoli a testa. All’uscita, la coppia è ancora intenta a studiarsi il chilometrico scontrino: avranno ricevuto lo sconto di quindici centesimi sulla botifarra d’ou? Eh? Eh? Ok, respiriamo: in fondo, il Veritas è l’unico supermercato in cui la confusione sugli articoli in offerta (spesso passati a prezzo pieno in cassa) assurge ai livelli di strategia di marketing.

Meno male che fuori al comune c’è ancora quello che rimane del corteo dell’Orgull, oppure Orgullo, come si chiama qui il Pride. Una ragazza è salita sulle spalle dell’amica per portare in trionfo la bandiera lesbica. Ci sono gruppetti che bivaccano a terra, e una musica unz-tunz assorda tutti nell’angolo tra la piazza e i lampioni storici del carrer Ferran. Fa strano vedere i volti delle persone, nel primo giorno senza mascherine obbligatorie (anche se qualcuno, nella calca, pensa bene di coprirsi la bocca). Così come mi sorprende sempre la pressione estetica a cui sembrano esposte le trans locali, spesso magre e piuttosto in tiro rispetto alle (di solito rilassate) concittadine cis. Sarà che per l’occasione esibisco io una trendiiissima gonnellona a fiori, e l’ematoma dell’ultimo trattamento alle occhiaie…

Ma sono soddisfatta. Sto imparando a non sentirmi una fallita solo perché mi perdo qualche data importante (di solito, sono compleanni…), o un evento a cui volevo partecipare. A conti fatti, sono più contenta di essere arrivata in extremis, e con l’ostacolo aggiunto della coppia di mezza età con la sporta della spesa, di quanto non lo sarei stata a presentarmi precisa e puntuale al corteo, finendo subito nel tratto di manifestazione non misto (che è una mia specialità).

Diamoci una tregua, ogni tanto. Ok?

Mi dispiace solo di non aver incrociato la bandiera aroace (aromantica-asessuale) che invece avrebbe avvistato l’amico poliamoroso: mi sarebbe piaciuto tanto interagire con gente che, al contrario di me, fosse sicura di trovarsi nello spettro aromantico. Ma anche lì, sono percorsi che si fanno piano, un passo alla volta.

Intediamoci: penso sempre che sono tutti lenti, col tempo degli altri (specie le coppie al supermercato…). Ma col nostro, di tempo, prendiamoci tutte le libertà possibili.

Video del Pride. Al minuto 8:45, uno striscione pretende una cosa che in Italia non tanto si osa chiedere: tutto.