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Invidiatemi: mentre scrivo ci sono ventiquattro gradi.

So che anche in Italia si sta meglio, in quanto ad afa, però qui c’erano ventiquattro gradi anche la settimana scorsa, al massimo ventisei. Quindi non mi sciolgo al sole e riesco a fare cose un po’ autunnali, tipo leggere un best-seller sull’epoca Tudor. Magari al posto del tè bevo un succo freddo, ma insomma, stiamo lì.

Adoro l’epoca Tudor. E non mi riferisco alla serie “truzza ma bella”, con Henry Cavill che faceva il migliore amico di Enricone VIII, ma proprio all’epoca in sé, così come la racconta la fondatrice della Anne Boleyn Files and Tudor Society.

Già, Anna Bolena. Ve ne parlo perché l’altro giorno mi ha dato una lezione, suo malgrado. Hilary Mantel, l’autrice del libro che sto leggendo, descrive Anne come una profumiera e un’arrampicatrice sociale. Ma ha anche dei difetti, insomma. Sapete perché mi dispiace? Perché non abbiamo idea di come fosse in realtà Ms. Boleyn, e quanto fosse libera di dire di no a uno che bolliva viva la gente. D’altronde, niente potrà mai smentire del tutto le accuse che le piovvero addosso quando non produsse un erede maschio, e il mondo dovette accontentarsi di… Elisabetta I. Le accuse ci andavano piano, eh: Anne, che aveva le damigelle attaccate alle gonne anche la notte, aveva trovato il modo di dormire con ben cinque uomini, tra cui suo fratello. Excuse me?

Interpellati dalla BBC, gli storici e la stessa Mantel si dividono. C’è chi fa notare che l’unico reo confesso, un povero musicista di corte che era stato torturato, non ritrattò la sua confessione neanche in punto di morte. Philippa Gregory difende la teoria del suo libro (ma conoscerete perlopiù il pessimo film): siccome ‘sto bambino col re non veniva fuori, Anne aveva preferito l’incesto alla rovina sicura per sé e sua figlia.

Poi arriva lei: questa giovane storica che invidio per le capacità divulgative, e i ricci perfetti. Senza muovere un capello (è il caso di dirlo), la studiosa fa una semplice osservazione: le date e i luoghi dei “tradimenti” di Anne, così come sono riportati negli atti di tribunale, non quadrano in tre quarti dei casi. Anne, o gli accusati, si trovavano di sicuro altrove. Nient’altro da aggiungere, signori della corte.

Ogni tanto, i fatti sono fatti. Con tanti saluti alle pippe mentali che ci facciamo quando non abbiamo abbastanza informazioni, ma cerchiamo comunque una spiegazione esauriente. Un esempio più recente? Non vi dico il numero di italiani in Inghilterra che ha notato ostilità nei conoscenti locali da lunedì a oggi: ok, magari la sconfitta agli Europei rode. Però, in quella nota terra di zuzzurelloni, se la vicina non ti saluta con entusiasmo potrebbe anche star pensando al mutuo, o a una promozione mancata, o al semplice fatto che in casa le sia rimasto solo tè Earl Grey, che per tutti, tranne me e l’attuale regina, sa di detersivo per i piatti. Vabbè, io se è per questo mi sono bevuta pure la teoria sull’incesto di cui sopra. E invece, cosa sia successo davvero non lo sapremo mai né io né te, cara Hilary Mantel: come si dice in inglese, stacce.

Dovremmo “stacce” anche noi, e non solo con i truculenti pettegolezzi storici: quando le nostre sorti sono incerte, perdiamo tempo ed energie a cercare spiegazioni, invece di esercitare quel po’ di controllo che ci tocca in sorte (che di solito ammonta a “scegliere come reagire”). Ma non abbiamo niente di meglio da fare?

Abbiamo tante cose, credetemi: un altro mondo è possibile, anche senza disagio.

(L’insopportabile Anne Boleyn di Hilary Mantel, interpretata da Claire Foy)