Cuando la ensalada te cuenta chistes meme - Español Memes

´”Guarda, Maria, secondo me dovresti fare una bella dieta…”

“E tu, papà, dovresti fare meno body-shaming“.

“Che?”

Gli spiego cosa significhi, e allora lui:

“Ma è il mio lavoro di medico, segnalare quando ci sono quei tre o quattro chili di troppo…”

“Il salutismo è stato confutato da tempo, come scusa per la grassofobia.”

“Eh?!”

“Le femministe millennials stanno appizzatissime, papà” passo al napoletano “avite fernuto ‘e fa’”.

No, scherzi a parte: qualche mese fa, un paio di persone mi hanno creduta incinta, con tutti i connotati emotivi che per me può assumere la cosa. Ne ho parlato con un medico (non mio padre) che mi ha spiegato il problema: mi sono messa a fare addominali e plank senza prima perdere i chili accumulati durante la quarantena. Risultato: sul grasso si è formato uno strato di muscoli, così sembro più o meno magra, ma con la panza. Adesso che perdo peso spontaneamente, perché sono tornata al solito moto pre-lockdown, la cosa si va ridimensionando, ma a poco a poco.

La questione esilarante è che in paese, invece, mi trovavano troppo magra. Come ho già scritto qui, l’ideale di bellezza paesano si assestava ancora sulle maggiorate anni ’50, con variazioni sul tema che diventano consistenti solo oggi. In Catalogna, invece, e soprattutto a Barcellona, una donna cis etero che porti la 44 può essere tranquillamente percepita come obesa. Questi si mangiano l’insalata come primo piatto, fate voi.

Mi fa ridere, ad esempio, il tizio in strada che provava a molestare una mia amica, e reagiva così davanti al mio intervento: “Ma io voglio scoparmi lei, mica te, che sei grassa!”. Mi fa ridere un po’ perché me lo comunicava come se dovessi dispiacermene, e un po’ perché in paese, da adolescente, ero intervenuta in circostanze analoghe contro un tipo che infastidiva mia cugina, e quello per tutta risposta mi aveva chiamata “Uosse ‘e prune”: osso di prugna, stecchino.

Ieri un altro tipo che mi camminava proprio dietro ha cominciato a gridare: “Gordita! Gordis!”. Che è come dire, cicciottella. Mi ero girata per vedere se ce l’avesse con me, e l’avevo sgamato a parlare da solo, guardando fisso davanti a sé. Ma era credibile che l’insulto fosse rivolto proprio a me, e che, ahimè, fosse un insulto.

E mio padre, classe ’48, è un medico di quella generazione che crede tantissimo nelle diete: non solo quelle necessarie a pazienti che devono evitare sul serio certi tipi di cibo. Siccome è un pediatra e non un dietologo, gli ho consigliato di leggere le teorie più moderne di Silvia Goggi, ma non sarò io a fargli cambiare la sua ossessione con il peso-forma.

Però, vedete? Uosse ‘e prune, gordita… È fantastico come uomini di ogni età e origine si credano in diritto di spiegarti come dovresti essere fatta. Magari, come mio padre, credono di farlo “per il tuo bene”.

Silvia Goggi scrive che, più che una dieta, ci serve un’anti-dieta, cioè una corretta educazione alimentare. Sono d’accordo con lei.

E perdonatemi la frase boomer (in omaggio a mio padre!), ma a certa gente, invece, servirebbe una buona educazione e basta.