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Ho impiegato le ultime due settimane nel mio passatempo preferito: sentirmi invasa.

Devo dire che sono stata molto aiutata dalle seguenti circostanze:

  1. Archie ha deciso che produco latte dai vestiti, e si fa le poppate come un lattante, ma con gli artigli;
  2. per mettere le reti alle finestre (Archie voleva anche inaugurare la carriera di kamikaze), ci sono volute quattro visite del tecnico. Quattro;
  3. il comune, a cui avevo scritto per accogliere persone rifugiate, mi ha proposto nell’ordine:
  • migranti minorenni da tenere come in famiglia (preciso che offrivo una dépendance di 25 mq, piuttosto oscura e con una sola camera da letto);
  • una famiglia già inserita, con un bambino piccolo (rileggete le caratteristiche della casa);
  • una famiglia monoparentale con tre bambini, uno in sedia a rotelle (la proposta che ha vinto tutto);
  • un macellaio catalano che ha perso il lavoro.

Mi sono presa il macellaio. Sono vegana: era troppo paradossale perché dicessi di no. Tanto più che C., accompagnato dai servizi sociali, sta frequentando i corsi di cucina vegana del Veritas. Almeno qualcuno, a casa mia, sta svoltando.

Io corteggio i corsi di coaching, e continuo a scrivere nella lingua sbagliata. Non mi decido a passare all’inglese. Soprattutto, mi sento spompata a settembre, che è un mese che adoro. Nei momenti indefiniti succede questo: ripensiamo a quando avevamo una tabella di marcia. Che fosse figlia di circostanze diverse, è un’altra storia.

Ieri mi sono imbattuta in questo articolo: avere figli non procura di per sé la felicità, come non la procurano una casa di proprietà o un lavoro redditizio. Questi fattori sono felici o meno a seconda delle circostanze (nel caso dei figli, ahimè, inciderebbe ancora molto il reddito dei genitori). Il problema è che, come già mi informava questo corso di Yale, noi esseri umani facciamo schifo a prevedere cosa ci farà felici sul lungo termine.

Però mi è piaciuta la conclusione dell’articolo, che traduco a sentimento:

Invece di fossilizzarti con l’immagine di come dovrebbe essere una vita felice in confronto con quella attuale, potresti permettere alla vita di riservarti momenti inaspettati di felicità. Ciò che ci impedisce di sperimentare la felicità non è ciò che la vita ci offre, ma ciò che crediamo ci debba offrire.

Lo so. Felicità in italiano sembra una parolaccia, o un concetto che fa paura evocare. Io invece me la auguro: che sia la prossima intrusa a invadermi casa. Quel che è peggio è che auguro lo stesso a voi.