fusilli, lenticchie rosse – Seeed.it - Energia, equilibrio, eccellenza

Dio, ma siete irritanti!

Voi e la vostra mania di avere una vita. Adesso che, come s’è detto, faccio una toccata e fuga in Italia, mi state coinvolgendo (bontà vostra) in attività di ogni genere: e quello ha la bambina che compie un anno, e sua sorella ha scoperto un nuovo dolce che vuole farci provare… Quell’altra va addirittura a correre la mattina, e accetta proseliti!

Ma io sono agnostica e, soprattutto, asociale.

E vi confesso un’altra cosa: faccio tanto la figa, ma non ho il coraggio di mandarvi a quel paese. Come voi non avete il coraggio di farlo con me (vivibbì!). E allora, come la mettiamo? Mi tocca davvero fare cose, vedere gente?

Ci pensavo mentre scolavo i fusilli di lenticchie: li vendono in pacchi da 250 grammi (maledeeetti!), dunque ogni volta li cucino tutti, e ogni volta mi dimentico che la mia padella da sugo è troppo piccola per poterceli saltare. Così li scolo, li verso nel sugo, e solo dopo mi rendo conto che è impossibile mescolare, o i fusilli cadranno. E quelli di lenticchie, specie in una padella non nuovissima, non hanno una consistenza che dia tempo di prendere mestoli, tentare lenti travasi… Allora impreco, afferro una presina (il compagno di quarantena ha giubilato il manico della padella), e provo a rovesciare di nuovo i fusilli nella pentola in cui li ho cotti. Anche lì, mission impossible: la padella è tonda e non ha un beccuccio come il bollilatte, quindi i fusilli cadranno, in quantità indefinite.

Insomma, non c’è modo di fare le cose alla perfezione. L’unica è non provarci nemmeno, e sacrificare un fusillo: se la traiettoria è precisa e non mi tremano le vene e i polsi, riesco a immolare un solo fusillo alla causa del mio pranzo. Il reietto cadrà sul piano cottura o nel lavandino, e a quel punto, se proprio gli va bene, finirà nelle fauci di Archie (che tanto fa merenda con la stoffa del materasso…). Capi’? Se non sacrifico un fusillo, perdo metà pranzo!

Allora sono così soddisfatta che ripenso addirittura a un canto semidimenticato dell’Odissea: a quando Ulisse, per poter viaggiare tranquillo, accetta il sacrificio di non ricordo quanti uomini (che ci teneva, quel Nettuno!).

Anche per il mio viaggio in Italia, sacrificherò un fusillo: un pomeriggio di foto in giro per Napoli, immolato sull’altare di una rimpatriata con dolce non vegano (“Ma come mai non sei solo vegetariana?”). Mezz’ora di corsa con l’amica sportiva, prima di deviare verso la cornetteria di sempre (“Avete cornetti vegani?”). Un’intera giornata a fingermi morta se viene l’amica di famiglia che mi incita ad avere figli “prima che sia troppo tardi” (mi sa che lo è già, signo’).

Si tratta di sacrificare un fusillo, in attesa di decidermi a buttar via la padella senza manico.

Se poi avete il coraggio di venire voi ad assaggiare i miei fusilli, giuro che non mi fingo morta.