Io che provo a invitarvi alla presentazione dal mio “balcone”, ma il vento non è d’accordo!

Sì, presento Sam è tornato nei boschi il 21 aprile alle 17.30 a Napoli, nella Feltrinelli di via dei Greci.

Sì, lo presento anche il 22 aprile nella mia Frattamaggiore, alle 18.00, al Centro Anziani di via Lupoli.

Ma in realtà vengo ad ascoltare voi. Come state?

Quella di Sam è una storia che si consuma durante il lockdown. E il confinamiento di Barcellona è stato diverso da quello di Napoli. Meno sceriffi ai balconi, forse, e una sola canzone, sparata a palla da un vicino assatanato. Ho visto che a Napoli (perfino a Napoli!) una hit ai balconi era l’inno italiano e, soprattutto, la canzone che aggiungo a fine post. Io l’ho trovata dolce, l’ho anche mandata a mia madre quando non ci vedevamo da un anno, e un po’ si è commossa anche lei.

Più di ogni altra cosa, il “mio” Sam parla d’amore e di salute mentale. Ma il libro non è mai di chi lo scrive, il vostro Sam potrebbe parlare di qualcos’altro: il precariato giovanile, per esempio. Questa prospettiva mi è piaciuta tantissimo alla presentazione di Magione, perché temevo si notasse meno, cancellata dalle manie di protagonismo del solito Sam.

Ecco, vorrei capire come abbiate affrontato voi gli ultimi due anni, e quanto sia stato facile, o difficile, prendervi cura di chi vi circondava. La nostra sarà sempre una presentazione, eh, non voglio che si trasformi in una seduta di gruppo! Infatti spero che riusciremo addirittura a sorridere di ciò che è stato, con la capacità locale di riuscire a sorridere di tutto, che non voglio sia un cliché, anche perché forse mi ha salvato la vita. Di sicuro l’ha salvata a Serena, l’altra protagonista del romanzo, che continua a starsene in paziente attesa che qualcuno la caghi.

Perché, anche se lei è una privilegiata, siamo stati noi (dovrei dire “siamo state”) a mandare avanti la baracca: chi ha provato a confortare il resto della truppa, chi si è inventato una tombola condominiale per far ridere i bambini, chi ha lasciato la spesa a qualcuno che non poteva permettersela.

Per fortuna Sam, all’inizio del lockdown, non aveva più bisogno di elemosina (e mentre lo scrivo mi viene ‘o friddo ‘n cuollo, come si dice in francese): lui usciva di casa con le buste già piene, poi scoprirete il perché. Però cavoli, se ho imparato qualcosa da tutto ciò che è successo è quanto sia precaria e preziosa la salute mentale, e quanto lo diventi se la casa, il rifugio per eccellenza, per qualcuno si trasforma in una prigione.

Voi cosa avete imparato?

Dai, venitemelo a raccontare! Anzi, “venitecelo”: nessuno mette Sam in un angolo. Io ci ho provato, ma quello sguscia via.

Vi aspettiamo.