Da catalunyamagrada.cat

Ho passato questo strano San Giovanni in casa, con i miei in giro per fiamme del Canigó e due gatti da consolare dei copiosi botti.

Il combo micidiale covid+ciclo mi ha fatto ridimensionare il pluripremiato ciclo+raffreddore.

Soprattutto non avevo un presente a cui appigliarmi, in questa mia vita post-distanziamento, in cui il solo fatto di andarmene ogni tanto a scrivere in un bar o a fare la spesa (perché evito ancora feste ed eventi) mi ha aggiudicato la piaga del secolo. Il mio coinquilino occasionale era in spiaggia con la nuova tipa, ma i miei, che dovevano stare da me due settimane, sono partiti comunque per Barcellona, spendendo chissà quanto di albergo pur di venirmi a portare Bentelan, carta igienica, sale, e la panacea di tutti i mali: la pizza con la scarola.

Ecco, se dev’esserci una cifra di questo mio presente tutto da costruire, post-distanziamento, post-libro, in cui gli amici pre-lockdown hanno preso il volo, questa cifra è la cura: le tante persone che ogni giorno mi chiedono come sto e se mi serve qualcosa, oppure vengono a portarmi ciò che credono mi serva (la pizza con la scarola, decisamente).

Mi ripeterò. La grande teorica iberica del poliamore, Brigitte Vasallo, dice: “Poliamore è quando vai dalla tua vicina anziana che non vedi da qualche giorno, che magari è malata, e le porti un po’ di zuppa. Con chi tu vada a letto, non mi interessa più di tanto”.

Che il nostro presente sottile sia anche poliamoroso, in questo senso qua.