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Risultati immagini per di che colore lo vuoi il drago Condivido in caso vi succeda la stessa cosa.

Poco prima di ripartire per Barcellona, ho confidato al mio migliore amico tuuutte le mie preoccupazioni. Che sono quelle che già conoscete, se vi prendere il disturbo (e la Madonna ve lo rende!) di leggervi il blog:

  • le lezioni d’italiano non proprio richiestissime;
  • la casa “sgarrupata” che non si vende per la questione catalana;
  • l’università che dalla crisi non accetta che manodopera a basso costo, senza possibilità di avanzamento carriera;
  • il rischio costante, dunque, che la mia convivenza con un neo-dottore di ricerca diventi un rapporto a distanza (e credo più agli unicorni e al posto fisso).

Chi conosce il mio migliore amico può immaginare la sua faccia mentre gli raccontavo tutto questo. Non sgranocchiava popcorn solo perché “d’ora in poi vuole mangiare sano” (parlando di propositi d’inizio anno…).

Quando finalmente è riuscito a interrompermi, e sapete che è un’impresa, mi ha chiesto:

“Ti rendi conto che, intanto che facevi l’elenco, mi presentavi anche due-tre soluzioni per ogni problema?”.

Ora, quell’uomo è di poche parole ma ha sempre ragione. Di solito ce ne rendiamo conto con almeno mezz’ora di ritardo, ma ha sempre ragione. Cavolo, sì!

Io mi lamentavo delle trasferte fuori città per insegnare italiano, e intanto gli spiegavo anche che contavo d’investire in un diploma d’inglese. Mentre parlavo della casa che non si vende, pensavo già a riaffittarla, a prezzi non da strozzinaggio, una volta scaduto il risibile contratto dell’inquilino attuale. Avevo poi elencato i possibili trasferimenti miei per riprendere a lavoricchiare nel mondo accademico, e a quel punto si trattava di capire tra me e il mio ragazzo quale progetto sarebbe andato in porto e quale no. Inutile anticiparsi agli eventi, vero?

Come dicevo all’inizio, vi racconto tutto questo perché magari succede anche a voi. Anzi, ci scommetto. Anche voi, ripassando tutti i vostri affari, ve ne uscite con possibili soluzioni per ogni difficoltà, ma forse siete troppo occupati a lamentarvi per accorgervene.

Oppure avete lei. Dai, sapete di chi parlo: di quella vocetta odiosa, così simile alla nostra dopo una doccia a scaldabagno guasto, che ci sussurra che non ce la faremo, che tutte queste soluzioni sono altrettante minchiate, quindi rassegniamoci, abbracciamo la croce e se ne riparla l’anno prossimo.

Ecco, vi lascio qui il mio post perché sappiate cosa fare, la prossima volta, con questa vocetta.

Il mio migliore amico non ve lo posso prestare, ma se lo incontrate provate a offrirgli una tisana detox, e magari vi ascolterà.

Anche se scommetto che alla fine sceglierà i popcorn.

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Da bimboinviaggio.com

Non è necessario cominciare col botto, eh. Rilassatevi, mangiate la fetta di pizza avanzata da ieri a pranzo e preparatevi con serenità al primo giorno dell’anno.

Il 2017 mi ha ricordato proprio questo: dietro ogni brindisi ci sono ore di lavoro in silenzio, con risultati spesso modesti, quasi mai spettacolari.

Ore passate su un foglio Word a cercare di raccontare cosa ti stia succedendo, mentre il mondo intorno sembra essere impazzito. Ore passate a preparare lezioni che credevi poche e invece non finiscono più, e magari l’idea era tenerle su altri argomenti, e in un’aula universitaria. Ma il gioco ormai funziona così: tu ti laurei, ti specializzi, e poi fai tutt’altro, e ringrazi pure che ci sei riuscita.

A volte sì che è un momento, invece: una notizia improvvisa e l’eterna scoperta, una volta di più, che sulla tua vita hai un controllo minimo, per quanto ti sbatta a lavorare e brindare. Se uno proclama l’indipendenza e vola in Belgio, poi sei tu a non vendere casa. Se ti rubano il portafogli a inizio vacanza, la vacanza cambierà. Ci sono cose che di solito si fanno in due, finché non scopri di essere rimasta sola, e ti arrangi.

Insomma, questo botto d’anno nuovo è apotropaico ma fuorviante, se si fa “perché lo fanno tutti”.

E se c’è un proposito da portare avanti nei prossimi 365 giorni mi sembra questo: smettere di fare le cose perché “così si è sempre fatto”.

Ci riusciremo?

Ce lo diciamo tra un anno.

Buon 2018!